Ti racconto una stori@…

Intervista esclusiva a Buddy Elias,

scomparso il 16 marzo 2015

Il cugino di Anne Frank, la voce di tutte le vittime della Shoah

di Sofia Domino*

*Presidente dell’Associazione
“UN PONTE per ANNE FRANK” http://www.unponteperannefrank.org/

Anne Frank è la voce di tutte le vittime della Shoah. Nata il 12 giugno 1929 a Francoforte, in Germania, era la secondogenita di Otto Frank ed Edith Frank – Holländer. Sua sorella, Margot, era maggiore di tre anni.

Anne Frank trascorse quattro anni a Francoforte, e quando d’improvviso Adolf Hitler salì al potere, come molti altri ebrei lei e la sua famiglia decisero di fuggire ad Amsterdam alla ricerca di un posto sicuro. Fu proprio Amsterdam la città in cui Otto Frank avviò un’azienda.

Dopo degli anni trascorsi in serenità e sicurezza, nel maggio 1940 i nazisti occuparono i Paesi Bassi. A luglio 1942 i Frank decisero di entrare in clandestinità, di diventare invisibili in quello che oggi è conosciuto come l’“Alloggio Segreto”, un nascondiglio ben organizzato che si trovava nella sezione non utilizzata della ditta di Otto.

I Frank si nascosero per ben due anni, insieme ad altri quattro ebrei. In quegli anni, Anne continuò a scrivere nel suo diario.

La sua ultima annotazione risale a martedì 1° agosto 1944. Anne non scriverà altro nel suo diario, perché alcuni giorni dopo – esattamente il 4 agosto 1944 -, a causa di una chiamata anonima la Gestapo (la polizia segreta nazista) scovò l’“Alloggio Segreto” e arrestò tutti i clandestini.

I Frank e gli altri clandestini furono scortati alla sede della delegazione di Amsterdam della polizia di sicurezza nazista. Due giorni dopo, furono deportati nel campo di transito di Westerbork e, successivamente, nel campo di concentramento Auschwitz – Birkenau.

Otto Frank fu l’unico membro della famiglia che riuscì a sopravvivere.

Il Diario di Anne Frank, pubblicato nel 1947, con il passare degli anni è stato tradotto in oltre 70 lingue. Adesso è uno degli scritti più importanti e toccanti della Shoah. È riuscito a ispirare milioni di persone in tutto il mondo, e rappresenta tutte le vittime del razzismo, dell’antisemitismo e del fascismo.

Non solo numerosi messaggi del Diario di Anne Frank incoraggiano a combattere contro ogni forma di razzismo e intolleranza, e mostrano al lettore che cosa volesse dire essere ebreo durante la Seconda Guerra Mondiale, esser costretto a nascondersi e a vivere in circostanze estreme, ma mostrano anche le difficoltà di Anne alle prese con il problema universale della crescita.

La storia di Anne Frank, e i suoi profondi messaggi, ancora oggi riempiono di speranza i cuori di numerose persone, in ogni nazione.

Recentemente ho avuto la meravigliosa occasione d’intervistare Buddy Elias, cugino di Anne Frank e ultimo membro della sua famiglia ancora in vita.

Sono sempre stata molto interessata al tema della Shoah, così come sono sempre stata toccata dalla storia di Anne Frank.

La prima volta che ho inviato un e-mail a Buddy ho pensato che avrei ricevuto una risposta da un uomo gentile, speciale.

Ma Buddy Elias è molto di più. Ogni sua parola è in grado d’ispirarmi e sin dall’inizio del nostro rapporto ho capito che Buddy è una persona unica, vivace, con uno spiccato senso dell’umorismo e un cuore grande. Adesso, ogni volta che penso a Buddy Elias, penso alla gentilezza, al rispetto e, naturalmente, alla speranza.

Buddy Elias è il nome d’arte di Bernhard Elias, nato nel 1925 a Francoforte sul Meno, Germania. Dal 1947 al 1961 ha lavorato come comico per la compagnia “Holiday on Ice”. Insieme a numerose apparizioni sul palco, Buddy ha anche lavorato come attore in oltre 80 film e programmi televisivi. Alcune volte lavora ancora nel campo della recitazione, ma trascorre la maggior parte del tempo a parlare di sua cugina Anne Frank e di tutte le vittime della Shoah, per non dimenticare il loro terribile destino.

Lavora anche per gli ideali umanistici, facendo il possibile per parlare di pace e per lottare contro ogni forma di discriminazione.

Grazie Buddy per aver accettato di rilasciare quest’intervista, è un immenso piacere averti qui. Puoi raccontarci qualcosa di te?

«Ho 89 anni adesso, ma la mia salute è buona, se non per qualche problema di udito. Ho due figli e cinque nipoti, e vivono tutti in Germania. Pratico Yoga ogni mattina e alcune volte continuo a lavorare come attore, ma la cosa più importante nella mia vita, adesso, è continuare a tramandare gli ideali di mia cugina Anne Frank. Insieme a mia moglie, Gerti, organizziamo incontri nelle scuole, dove leggiamo agli studenti alcuni estratti dal nostro libro*, parliamo di Anne e della Shoah.»

(*I Frank: la storia della famiglia di Anne Frank di Mirjam Pressler e Gerti Elias)

Che cosa ti piaceva fare da bambino?

«Mi piaceva molto pattinare sul ghiaccio, infatti crescendo sono diventato un pattinatore professionista. Pattinavo e ballavo sul ghiaccio. Mi sono esibito per ben quattordici anni, e ho viaggiato molto. Sono anche stato a Milano, Torino e Roma.»

Com’era vivere durante la guerra e che cosa ti spaventava maggiormente?

«Durante la guerra vivevo a Basilea, in Svizzera, con la mia famiglia, che comprendeva anche le mie nonne e uno zio che aveva lasciato la Francia per fuggire dai nazisti. Basilea, la mia città natale, dista solo un paio di minuti dalla Germania e dalla Francia, quindi temevamo molto un’invasione tedesca.»

In alcune interviste che hai rilasciato in passato hai detto di avere molte cose in comune con tua cugina Anne Frank e, correggimi se sbaglio, uno degli ultimi ricordi che hai di Anne è quando ti chiese di travestirti da vostra nonna, la madre di Otto Frank e di tua madre, d’indossare un cappello e di calzare delle scarpe con il tacco alto in modo da imitarla meglio. Anne amava il teatro e quel giorno insieme vi divertiste molto. Puoi condividere con noi un altro ricordo che hai di Anne, un qualcosa che non dimenticherai mai…

«Sì, Anne amava travestirsi e fingere di essere un’attrice. Insieme giocavamo come facevano tutti i bambini. Lei era molto brava a giocare a nascondino, scovava sempre dei luoghi in cui trovarla era impossibile. Andavamo molto d’accordo. Margot, invece, non giocava molto. Lei preferiva leggere, ma era una ragazza molto dolce. Otto Frank diceva sempre: “Tutto il mondo parla di Anne e nessuno parla di Margot”. Questo lo rendeva molto triste.»

Continua a leggere questo articolo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...