14 settembre 1943: bombe su Avellino…

Il violento bombardamento dell’aviazione anglo-americana che il 14 settembre 1943 si abbattè sulla città di Avellino nelle cronache inedite del tempo…

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Il corso di Avellino subito dopo il bombardamento del ’43

 Il 14 settembre 1943 si abbattè su Avellino un bombardamento molto violento – da parte delle forze anglo-americane ovviamente – che provocò ingenti danni a cose e persone. Erano passati appena sei giorni dall’annuncio dell’armistizio, firmato però già il 3 settembre (a Cassibile, in Sicilia, dal generale Castellano), e la gente credeva erroneamente che la guerra fosse davvero finita. Si cercava di tornare alla normalità, alla vita di tutti i giorni; ma quello non fu un giorno “normale”.

Alle 10,30 la Piazza del Mercato (l’attuale Piazza del Popolo) era gremita di gente intenta alle proprie attività, ma soprattutto alla ricerca del cibo necessario per tirare avanti in quel duro momento storico: all’improvviso il rombo dei motori dei cacciabombardieri anglo-americani si fece avvertire. Troppo tardi. I velivoli scaricarono il loro carico di morte e tornarono alla base. Diverse furono le ondate di aerei che in quella giornata sganciarono sul capoluogo irpino tonnellate di bombe: in quattro ore si alternarono diverse squadriglie (per un totale di un centinaio di Mosquitos) che causarono circa 3.000 morti, una percentuale spaventosa contando la popolazione del tempo (in media morì un abitante su otto).

Duramente colpiti furono la Piazza del Mercato, il palazzo vescovile, alcune chiese e decine di case; il tutto senza che gli aerei incontrassero una benché minima resistenza da parte tedesca. Nel capoluogo irpino e nelle zone immediatamente adiacenti non erano infatti presenti postazioni antiaeree o altre strutture militari di rilevante importanza (c’era la nota caserma Berardi, un centro di reclutamento, anch’essa duramente colpita, malgrado fosse priva di uomini e mezzi). Perché allora ebbe luogo questa carneficina?

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L’ordine ai bombardieri venne impartito perché si voleva ostacolare la ritirata della divisione corazzata Hermann Goring, un’unità d’elitè dell’esercito germanico, in ritirata dalla Sicilia e diretta verso Cassino, a difesa della linea Gustav, sbarramento difensivo prescelto per la difesa della capitale. I tedeschi riuscirono però ad anticipare le mosse degli alleati così, al momento del bombardamento, il grosso della divisione era già transitato e rimaneva solo parte della retroguardia di passaggio ad Avellino. Fra gli obiettivi della missione anglo-americana vi erano anche ponti e vie di comunicazione (soprattutto l’Appia bis, come si chiamava allora e il Ponte della Ferriera, proprio dove erano già transitati i temuti Panzer) proprio con l’intento di fermare i tedeschi in ritirata e causare loro il maggior numero di danni possibile. Ma vediamo come descrive questo evento efferato il cronista del monastero benedettino di Montevergine nelle pagine del diario della comunità.

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© Giovanni Preziosi, 2016

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