Il ruolo della “rete Marcel” nel salvataggio dei 527 bambini ebrei a Nizza

La storia della rete ebraica allestita da Odette e Moussa Abadi con l’aiuto del Vescovo di Nizza Rémond.

di Giovanni Preziosi

Nella primavera del 1942, i tedeschi scatenarono anche nell’Europa occidentale occupata una spietata caccia agli ebrei in ossequio ai principi scaturiti dalla famigerata Conferenza di Wansee, in cui si mise a punto la “soluzione finale” che prevedeva lo sterminio sistematico di centinaia di migliaia di persone. Subito dopo, infatti, si verificò un’improvvisa escalation di violenze anche in Francia che, in virtù dello scellerato accordo stipulato il 2 luglio di quello stesso anno dal Segretario Generale della polizia René Bousquet con il capo delle SS e della Polizia tedesca in Francia Karl Oberg, condusse all’arresto e alla deportazione, ad opera della dalla gendarmeria francese, di migliaia di ebrei nella zona occupata, compresi i bambini al di sotto dei 16 anni. Di lì a poco, infatti, tra il 16 e il 17 luglio, scattò un’efferata operazione cinicamente soprannominata in codice “vent printanier” (ovvero “vento di primavera”) che prevedeva una serie di retate in grande stile orchestrati ed eseguiti dalla polizia francese su richiesta dei tedeschi, inaugurate a Parigi con quello passato tristemente alla storia come il “rastrellamento del Velodromo d’inverno” (la rafle du Vél d’hiv), che fece registrare l’arresto di ben 13.152 persone internate nei campi di Drancy, Beaune-la-Rolande o Pithiviers.

Questa ondata di arresti, purtroppo, non fu né la prima né l’ultima. Difatti, il 26 agosto, perfino Nizza, l’incantevole città della Costa Azzurra, non fu risparmiata dalla furia antisemita, tant’è che la Polizia Nazionale in collaborazione con le prefetture regionali e dipartimentali, organizzarono una grande retata durante la quale furono acciuffati oltre 1.000 ebrei, dei quali 560 – compresi anche una ventina di bambini – il 31 agosto, dopo una breve sosta nella caserma Auvare, a bordo di un treno in partenza dalla stazione di Saint-Roch, furono trasferiti nel campo di Drancy in attesa di essere deportati ad Auschwitz dove al loro arrivo furono immediatamente trucidati nelle camere a gas. Tuttavia i risultati, per fortuna, non confermarono le aspettative perché il numero degli arresti fu inferiore al previsto in quanto molti ebrei erano stati avvertiti in tempo e avevano avuto l’opportunità di scappare.

La situazione precipitò ulteriormente all’indomani della stipulazione dell’armistizio del governo italiano presieduto dal Maresciallo Badoglio con gli Alleati. Da quel momento in poi la vita per molti ebrei rifugiati a Nizza cambiò improvvisamente, perché quando la mattina del 9 settembre 1943 le truppe italiane lasciarono la zona occupata, si resero conto che non avrebbero più beneficiato della protezione ricevuta fino ad allora dalle autorità italiane che, come il Console Generale a Nizza Alberto Calisse, si erano sempre opposte alle infami discriminazioni imposte dal governo di Vichy rifiutandosi categoricamente di sottostare agli ordini disumani che gli venivano imposti come il timbro sul passaporto che indicava lo status di “ebreo” ed il loro trasferimento nell’Ardèche controllata dai tedeschi.

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Odette e Moussa Abadi con mons. Rémond con certificato falso

È a questo punto che entra in scena la “rete Marcel” allestita da Moussa Abadi – un un professore di lettere ebreo di origine siriana – che, insieme alla futura moglie Odette Rosenstock, dopo aver appreso dal cappellano delle truppe italiane tornato dal fronte russo, padre Giulio Penitenti, i massacri e gli orrendi pogrom subiti dagli ebrei in Oriente, con l’aiuto dei due pastori protestanti Edmond Evrard della Chiesa Battista di Nizza e Pierre Gagnier di quella Riformata, incominciarono a prendersi cura di tutti quei bambini che i genitori avevano deciso di affidare loro al momento della fuga per metterli al riparo dal pericolo della deportazione.

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©Giovanni Preziosi, 2016
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