Cari amici,
quest’oggi desidero proporvi la lettura di un volume che fin dal titolo risulta davvero molto suggestivo; alludo al nuovo libro scritto con estrema acribia e dovizia di particolari, dal mio caro amico Enzo Antonio Cicchino, uno dei più bravi ed esperti cineasti nostrani che sovente offre ampia dimostrazione di saper destreggiarsi abilmente anche in una lucida e disincantata indagine storica, utilizzando sapientemente con il giusto equilibrio entrambe le sue passioni anche grazie ad una profonda esperienza maturata come assistente dei fratelli Taviani e attento documentarista e curatore di inchieste per Mixer e della Grande Storia. Il volume in questione s’intitola:
“IL DUCE ATTRAVERSO IL LUCE. UNA STORIA CINEMATOGRAFICA” edito per i tipi della Mursia nel 2010 (Pagg. 835, € 25,00).
Ad ogni modo, prima di addentrarci in una breve ed articolata descrizione del volume in questione vediamo più da vicino chi ne è l’autore.
Enzo Antonio Cicchino è nato in quel di Isernia 55 anni fa e già da molti anni vive a Roma, dove esercita la sua brillante professione di autore e regista televisivo per la reti RAI. È stato infatti negli anni passati allievo, a Pisa, di Mario Benvenuti, insegnante di cinema e direttore della fotografia.
Inoltre, tra il 1978 e il 1984, è stato assistente alla regia di celebri registi quali:
Paolo e Vittorio Taviani (IL PRATO, LA NOTTE DI SAN LORENZO), Valentino Orsini (UOMINI E NO, FIGLIO MIO) e Franco Taviani (MASOCH). Negli anni che vanno dal 1981 al 1990 lavora per le trasmissioni DELTA (Raitre), IL PIACERE DELL’OCCHIO (Raitre), PRINT (Raitre), IL LIBRO UN AMICO (Raiuno). Dal 1990 al 1998 entra nel gruppo di lavoro diretto da Giovanni Minoli, dove presta la sua pregevole collaborazione per alcune delle maggiori trasmissioni di successo quali si rivelarono: MIXERCULTURA (Raidue), MIXER (Raidue, Raitre), FORMAT (Raitre). Per Mixer realizza molte inchieste e ricostruzioni storiche. Tra le più importanti meritano di essere annoverate:
LE ULTIME ORE DI MUSSOLINI 45′
IL PROCESSO DI VERONA: MORTE A CIANO 50′
LA BATTAGLIA DI CASSINO 50′
VIA RASELLA, L’ALTRA FACCIA DELLE FOSSE ARDEATINE 50′
L’ORO DELLA BANCA D’ITALIA TRAFUGATO DAI NAZISTI 55′
LA STRAGE DI SCHIO 50′
LA MORTE DI MATTEOTTI 45′
Inoltre per MIXER/FORMAT ha curato anche la realizzazione di circa 500 spot, nonché i PROMO istituzionali. Nel 1992 pubblica la raccolta di racconti CENTOCELLE DI NANI per i tipi di “Lifeditore” di Roma. Ma è il 1995 che segna l’ingresso di Cicchino nel mondo del web, allorché fonda il sito internet “L’ARCHIVIO” , in ordine di tempo uno dei primi in Italia, ad operare on-line la promozione della storia, della cultura e dell’arte. Nel 1996 pubblica il romanzo LA FONTE DI MAZZACANE per i tipi di “L’Archivio Editore” di Roma. Mentre dal 1997 al 2003, invece, è Coordinatore nella giuria del FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI SALERNO. Con l’avvento del 1999 inizia a collaborare con il regista Italo Moscati per la sua realizzazione dello speciale in 100′ dal titolo PASSIONI NERE (L’amore ai tempi di Salò), che andrà in onda nel format televisivo prodotto dalla RAI “LA GRANDE STORIA IN PRIMA SERATA” (Raitre). A seguito di studi sulle nuove tecnologie della comunicazione multimediale, tenta di realizzare il PRIMO INTERNET FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA che decade per l’allora insufficiente tecnologia e per l’assenza della banda larga.
Nel 2000 collabora alla trasmissione ENERGIA, in onda su Raitre, a cura di Alan Friedman. Quindi diventa programmista e regista per il rotocalco di storia contemporanea CORREVA L’ANNO, sempre in onda sulla Terza Rete, per il quale realizza ben tre inchieste davvero molto suggestive:
“FUGA” KAPPLER DAL CELIO, “DELITTO ROSSELLI”, e “DELITTO MATTEOTTI”. Il 2001 lo vede autore e regista di “GIULIO CESARE” IL MONARCA RILUTTANTE per la trasmissione CORREVA L’ANNO di Raitre; Coautore e coregista (insieme a Antonia Pillosio) di “ROMMEL”, sempre per la stessa trasmissione. Nel 2002 è, invece, nell’ordine autore e regista di “GLI UOMINI DI MUSSOLINI 1: Farinacci, Balbo, Grandi, Starace” e “GLI UOMINI DI MUSSOLINI 2: Graziani, Bottai, De Vecchi, Pavolini”, per la trasmissione LA GRANDE STORIA, in onda su Raitre. Cionsiderato il successo in termini di odience, questa esperienza si ripete egregiamente anche negli anni successivi allorché è ancora autore e regista di un pregevoli documentari per la trasmissione LA GRANDE STORIA della Terza Rete dal titolo:
- “4 NOVEMBRE: LA VITTORIA” (2003);
- “GLI UOMINI DI MUSSOLINI 3: D’Annunzio, Badoglio, Costanzo Ciano, Giovanni Gentile” (2004).
Nel 2005 inizia la collaborazione con la fortunata trasmissione CORREVA L’ANNO, in onda su RAI TRE, per la quale realizza i seguenti documentari:
- VITE PARALLELE: “DINO GRANDI / GIUSEPPE BOTTAI” (2005);
- VITE PARALLELE: “ALESSANDRO PAVOLINI / ROBERTO FARINACCI” (2006);
- “BERLINO O LONDRA? LA GUERRA DI MUSSOLINI” (2007).
- “DINO GRANDI/BENITO MUSSOLINI” (2008).
La sua produzione letteraria riprende alacremente a partire dal 2005 quando pubblica, insieme a Roberto Olivo, il volume “LA GRANDE GUERRA DEI PICCOLI UOMINI”, per i tipi di Ancora editore di Milano. A cui fa seguito, nell’anno successivo, sempre con Roberto Olivo, il volume “MUSSOLINI”,peri tipi della Nordpress editore di Chiari. Nel 2007, invece, è la volta – insieme a Roberto Olivo – del volume “VIA RASELLA” sempre per i tipi della Nordpress editore.
A partire dal 2009 riprende attivamente a collaborare alla realizzazione di alcune puntate per la trasmissione di Rai Tre “LA GRANDE STORIA” quali:
- “DITTATURA” (2009);
- “PROPAGANDA” (2010)
IL DUCE ATTRAVERSO IL LUCE
UNA STORIA CINEMATOGRAFICA
di Enzo Antonio Cicchino
***
La storia della controversa alleanza
Mussolini – Hitler
dagli inizi fino al tragico epilogo
di Piazzale Loreto raccontata
attraverso i cinegiornali LUCE,
strumento principe della propaganda
mussoliniana
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L’Istituto Luce (L’Unione Cinematografica Educativa) fu istituita a Roma nel 1924 dal regime fascista eminentemente per la diffusione cinematografica a scopo didattico e informativo rivolto in particolare alla popolazione italiana che, nella maggior parte, annaspava ancora nell’analfabetismo. Tuttavia, ben presto la “pupilla di Mussolini” – così com’era eloquentemente definito il Luce – il principale strumento di propaganda di cui si avvalse il fascismo per accreditarsi presso l’opinione pubblica e consolidare il consenso di massa proprio attraverso linguaggio delle immagini capace di far pressione sulla coscienza collettiva per modellare a proprio piacimento. L’Istituto partecipava inoltre alla produzione e diffusione di film e documentari destinati alle sale cinematografiche. Nello statuto di fondazione del Luce, infatti, la finalità dell’Istituto era volta alla
diffusione della cultura popolare e della istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio alle minime condizioni di vendita possibile, e distribuite a scopo di beneficenza e propaganda nazionale e patriottica.
Alcuni anni dopo, per la precisione nel 1927, prese il via quello che passerà alla storia come l’autentico antesignano dell’odierno telegiornale, il famoso cinegiornale Giornale Luce, rigorosamente proiettato in ogni cinema d’Italia prima della proiezione dei film e costituiscono, ancora oggi, un valido strumento per comprendere e leggere in profondità le dinamiche della società italiana in auge nel Ventennio. Nel 1936, dopo alcuni anni, viene affidato da Mussolini in persona alle dirette dipendenze del ministero Stampa e Propaganda, ovvero il Minculpop. Da una meticolosa e puntuale indagine del copioso materiale documentario audiovisivo, compiuta egregiamente da Enzo Antonio Cicchino, emerge – sfogliando il libro pagina dopo pagina – una realtà davvero sorprendente che a tratti può lasciare il lettore letteralmente basito. I filmati, infatti, rivelano l’esatto contrario di quanto proclamava fin troppo enfaticamente la prosopopea della propaganda fascista attraverso il bieco linguaggio: all’avversione per il nazismo e per la “perfida Albione” faceva da pendant nelle immagini dei cinegiornali attrazione e rispetto che testimonia come, in realtà, a quel tempo le immagini fossero bugiarde e la mistificazione un’arte ben collaudata. “Nihil sub sole novi”, verrebbe da dire, ma tant’è...
L’autore, infatti, realizza una suggestiva e avvincente sintesi mettendo a confronto due mondi paralleli: da una parte l’Italia virtuale, immortalata nelle immagini dei cinegiornali, autentico fiore all’occhiello della propaganda fascista, e dall’altra l’Italia reale che, soprattutto, nell’ultimo scorcio dell’era fascista non esita a misurarsi con l’alleato teutonico.
In pratica un’analisi suggestiva della storia degli anni più cupi che hanno contrassegnato l’Italia del primo ‘900 raccontata attraverso il mirino della cinepresa e i cinegiornali dell’Istituto Luce, a partire dal 1926, quando cominciò l’attività del Luce, passando per i retroscena che precedettero l’abbraccio mortale tra Hitler e Mussolini in quello che passerà tristemente alla storia come l’Asse Roma-Berlino, per giungere agli anni cruenti della seconda guerra mondiale in cui l’Italia va gradualmente ridimensionata perdendo il proprio ruolo di potenza, fino al tragico epilogo di piazzale Loreto.
In effetti la tesi di fondo a cui giunge Cicchino e che affiora qua e là nel suo volume, è la stessa formulata anni addietro dal celebre storico Renzo De Felice, in base alla quale proprio in virtù dell’alleanza con la Germania hitleriana – che si badi, secondo l’autore, fu eminentemente geopolitica e non ideologica – il duce procrastinò l’invasione dell’Italia di tre anni rispetto a quella della Francia; la guerra contro la Gran Bretagna, all’indomani della disfatta francese, fu decisa sostanzialmente di concerto con Churchill, nell’intento di assumere il classico ruolo di ago della bilancia al termine del conflitto, come aveva dimostrato di saper fare in occasione degli accordi di Monaco del settembre 1938.
In sostanza, come recita lo stesso sottotitolo di questo pregevole volume di Cicchino, rappresenta una vera è propria “confessione cinematografica” nella quale l’autore s’improvvisasse novello maieuta allo scopo di far emergere a poco a poco il lato rimasto nell’ombra, o quello più segreto del duce. Il risultato è davvero pregevole, e pertanto, se ne consiglia la lettura ad un più vasto pubblico – non soltanto ad una ristretta élite – anche per il suo fluire discorsivo, mai a detrimento della narrazione che si presenta accurata, scorrevole e a tratti finanche avvincente.