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	<title>&#34;Gocce di Memori@&#34; Il Blog di Giovanni Preziosi</title>
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	<description>Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo...</description>
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		<title>&#8220;Fuga nella notte&#8221;. Come le orsoline milanesi aiutarono ebrei e perseguitati a sfuggire ai nazisti</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:44:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco, qui di seguito, il mio nuovo articolo pubblicato nelle pagine culturali del quotidiano della Santa Sede “L’Osservatore Romano” (pag. 5), intitolato: «Fuga nella notte», che racconta, con dovizia di particolari inediti, come le orsoline milanesi aiutarono ebrei e perseguitati a sfuggire ai nazisti. Per leggerlo in versione integrale cliccate sull&#8217;immagine e sarete reindirizzato direttamente [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3194&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;">Ecco, qui di seguito, il mio nuovo articolo pubblicato nelle pagine culturali del quotidiano della Santa Sede <a href="http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FHome&amp;last=false"><b>“L’Osservatore Romano”</b></a> (pag. 5), intitolato: <a href="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/pdf_quotidiano/quotidiano109.pdf">«Fuga nella notte»</a>, che racconta, con dovizia di particolari inediti, come le orsoline milanesi aiutarono ebrei e perseguitati a sfuggire ai nazisti.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Per leggerlo in versione integrale cliccate sull&#8217;immagine e sarete reindirizzato direttamente alla pagina del mio nuovo Blog <a href="http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/">http://giovannipreziosiweb.blogspot.it</a></h3>
<div> <a href="http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/2013/05/fuga-nella-notte-come-le-orsoline.html"><img class="aligncenter size-large wp-image-3200" alt="articolo orsoline" src="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/05/articolo-orsoline.png?w=716&#038;h=1081" width="716" height="1081" /></a></div>
<br />Archiviato in:<a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovannipreziosi.wordpress.com/3194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovannipreziosi.wordpress.com/3194/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3194&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Avviso ai naviganti!!!… Reindirizzamento al NUOVO BLOG!</title>
		<link>http://giovannipreziosi.wordpress.com/2013/04/27/avviso-ai-naviganti-reindirizzamento-del-blog-2/</link>
		<comments>http://giovannipreziosi.wordpress.com/2013/04/27/avviso-ai-naviganti-reindirizzamento-del-blog-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 09:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Avviso ai naviganti!!!… Reindirizzamento del BLOG Da quest’oggi si pregano i gentili visitatori di queste pagine che desiderano continuare a leggere i contenuti nuovi e pregressi di questo Blog, a collegarsi alla nuova piattaforma attivata che è ormai entrata a pieno regime, sulla quale, d&#8217;ora in poi, verranno inseriti tutti i miei post, digitando questo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3159&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:center;">Avviso ai naviganti!!!…</h2>
<h2 style="text-align:center;">Reindirizzamento del BLOG</h2>
<h3>Da quest’oggi si pregano i gentili visitatori di queste pagine che desiderano continuare a leggere i contenuti nuovi e pregressi di questo Blog, a collegarsi alla nuova piattaforma attivata che è ormai entrata a pieno regime, sulla quale, d&#8217;ora in poi, verranno inseriti tutti i miei post, digitando questo indirizzo web:</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align:center;"><a href="http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/">http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/</a></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3></h3>
<h3>Su questo Blog, tra qualche giorno, saranno eliminati tutti i post e al loro posto saranno inserite nuove pagine per trasformare questo Blog in una sorta di approfondimento su tematiche specifiche che saranno scelte insieme a voi lettori, creando un vero e proprio FORUM DI DISCUSSIONE APERTO. Vorrei, infatti, mettere a disposizione queste pagine per il confronto e l&#8217;approfondimento storico, mediante la creazione di un NETWORK di studiosi che hanno a cuore l&#8217;analisi delle tematiche affrontate in questo Blog, per raccogliere quanti più documenti e testimonianze possibili, in modo da offrire un servizio sempre più efficiente e accattivante per i lettori che ci onorano della loro attenzione…</h3>
<h3 style="text-align:center;"><strong>Chi fosse interessato a questo progetto si faccia avanti senza alcun problema, scrivetemi per comunicarmi tutte le vostre idee e suggerimenti al riguardo per costruire INSIEME queste nuove pagine.</strong></h3>
<h3 style="text-align:center;"><strong>Sarete certamente i <span style="text-decoration:underline;">BENVENUTI!</span></strong></h3>
<h3 style="text-align:center;">Grazie a tutti per l’interesse, sempre crescente, con il quale mi seguite e…</h3>
<h2 style="text-align:center;">Adesso a voi la parola, ci conto!!!</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align:center;"><strong>E-Mail: <a href="mailto:dr.giovannipreziosi@libero.it">dr.giovannipreziosi@libero.it</a></strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/"><img class="aligncenter" alt="Immagine2ss" src="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/immagine2ss.jpg?w=690&#038;h=353&#038;h=353" width="690" height="353" /></a></p>
<br />Archiviato in:<a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovannipreziosi.wordpress.com/3159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovannipreziosi.wordpress.com/3159/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3159&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il gesuita e la Resistenza. Col nome di Asso di Picche padre Carlo Messori Roncaglia lottò contro il nazifascismo&#8221;</title>
		<link>http://giovannipreziosi.wordpress.com/2013/04/24/il-gesuita-e-la-resistenza-col-nome-di-asso-di-picche-padre-carlo-messori-roncaglia-lotto-contro-il-nazifascismo/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 18:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Resistenza in Convento]]></category>
		<category><![CDATA[ll ruolo del clero nella Resistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[L'opera svolta durante la Seconda Guerra Mondiale dal celebre padre gesuita Carlo Messori Roncaglia che, insieme ad altri suoi confratelli ed al vescovo di Padova mons. Carlo Agostini, si prodigò per aiutare e trarre in salvo molti antifascisti ed ebrei.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3152&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:justify;">Cari amici,<br />
vi propongo qui di seguito la lettura del mio nuovo articolo appena pubblicato nelle pagine culturali (pag. 4) de L’Osservatore Romano, dal titolo: <a href="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/pdf_quotidiano/quotidiano095.pdf">“Il gesuita e la Resistenza. Col nome di Asso di Picche padre Carlo Messori Roncaglia lottò contro il nazifascismo”</a>, che, prendendo spunto dall&#8217;imminente anniversario della Liberazione, cerca di dar conto dell&#8217;opera svolta all&#8217;epoca dal celebre padre gesuita Carlo Messori Roncaglia il quale, insieme ad altri suoi confratelli ed al vescovo di Padova mons. Carlo Agostini, si prodigò per aiutare e trarre in salvo molti antifascisti ed ebrei.</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h5 align="center"></h5>
<h4 align="center">Col nome di Asso di Picche padre Carlo Messori Roncaglia lottò contro il nazifascismo</h4>
<h1 align="center"><b>Il gesuita e la Resistenza</b></h1>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"> <strong>di Giovanni Preziosi</strong></p>
<h3 style="text-align:justify;"><img class="alignleft" alt="" src="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/ca850-attestatobenemerenzap-messoridelcomandanteinglesedellaspecialforcescareermanagementfield.jpg?w=382&#038;h=576" width="382" height="576" />Fiumi d’inchiostro sono stati versati finora per cercare di raccontare le fasi cruciali che hanno segnato la lotta di Liberazione dal regime nazi-fascista. Tuttavia, in tempi recenti, dagli archivi compulsati meticolosamente dagli storici, stanno affiorando uno dopo l’altro nuovi documenti e testimonianze che evidenziano, se ancora ce ne fosse bisogno, il contributo determinante fornito, anche a rischio della propria vita, da tanti religiosi e religiose durante l’occupazione tedesca, Un ruolo davvero encomiabile in tal senso fu svolto dall’allora rettore dell’“Antonianum”, <a href="http://betasom.blogspot.it/2010/06/diario-di-padre-messori-nota-di-mario.html"><b>p. Carlo Messori Roncaglia</b></a> che, in qualità di cappellano del Comando Militare Volontari della Libertà, con l’ausilio di Padre Achille Colombo, collaborò attivamente con la Resistenza col nome di battaglia <i>Asso di Picche</i>, partecipando a molte operazioni, come del resto si legge anche in un attestato di benemerenza rilasciato, in data 24 settembre 1945, dal Comandante inglese della <i>Special Forces Career Management Field. </i></h3>
<h3 style="text-align:justify;">
«Il Reverendo Padre Messori ha indefessamente prestato la sua intelligente, coraggiosa, validissima opera alla Causa della Libertà. (…) manteneva i collegamenti in perfetta efficienza dando asilo, consigli, permettendo ed organizzando fughe, tutto e sempre a sua completa responsabilità. Nascondeva inoltre nel suo istituto armi, esplosivi e documenti di altissima importanza, sfidando serenamente e con fulgido amor patrio tutti i pericoli del caso. Prendeva inoltre attiva parte al movimento insurrezionale, cessando la sua infaticabile attività soltanto a vittoria conseguita».</h3>
<h3 style="text-align:justify;"><img class="alignright" alt="" src="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/e2b2e-p-carlomessori.jpg?w=399&#038;h=407" width="399" height="407" />Difatti, il 22 settembre 1944, in seguito agli arresti indiscriminati compiuti dai nazi-fascisti per sgominare le varie formazioni partigiane operanti nella zona, il leader del C.L.N. veneto, <b>prof. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Egidio_Meneghetti">Egidio Meneghetti</a></b>, era riuscito a sfuggire per un pelo all’imboscata trovando rifugio all’Antonianum, dove furono accolti, oltre ad alcuni ebrei perseguitati e spie filtrate dal Sud, anche diversi cospiratori antifascisti, tra cui spiccavano i professori universitari <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Norberto_Bobbio">Norberto Bobbio</a></b>, <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Bettiol">Giuseppe Bettiol</a></b>, <b>Ettore Bolisani</b>, <a href="http://www.anpi.it/donne-e-uomini/dino-fiorot/"><b>Dino Fiorot</b></a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Trabucchi"><b>Alberto Trabucchi</b></a>, <a href="http://www.unipd.it/ilbo/sites/unipd.it.ilbo/files/LanfrancoZANCAN-%20Profilo.pdf"><b>Lanfranco Zancan</b></a> e il comandante della brigata “Silvio Trentin”, <b>l’ing. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Otello_Pighin">Otello Pighin</a></b>. Un altro episodio, finora inedito, che vide protagonista padre Messori, fu quello che riguardò la salvezza di una giovane protestante di origini berlinesi, tale <b>Elena Niechiol</b> che, come si evince dalle pagine del quaderno di memorie stilate, con dovizia di particolari, da una suora della <b>comunità di Este</b> delle <a href="http://www.figliedelsacrocuoredigesu.it/7/415.aspx"><b>Figlie del S. Cuoredi Gesù</b></a>, «visse nascosta nella nostra casa dall’agosto al dicembre 1944». Ma chi era in realtà questa donna che, all’improvviso, si presentò dalle suore circonfusa da un’aureola di mistero? A svelarci l’arcano ci pensa la stessa cronista che, poco dopo aggiunge:</h3>
<h3 style="text-align:center;"></h3>
<h2 style="text-align:center;">Per continuare a leggere questo articolo clicca <a href="http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/2013/04/il-gesuita-e-la-resistenza-col-nome-di.html">qui</a></h2>
<h2 style="text-align:center;">e sarai reindirizzato automaticamente al mio nuovo blog</h2>
<h1 style="text-align:center;"><a href="http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/"><strong>http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/</strong></a></h1>
<br />Archiviato in:<a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/category/la-resistenza-in-convento/'>La Resistenza in Convento</a>, <a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/category/ll-ruolo-del-clero-nella-resistenza/'>ll ruolo del clero nella Resistenza</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovannipreziosi.wordpress.com/3152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovannipreziosi.wordpress.com/3152/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3152&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mostra in Vaticano nel 70° anniversario del salvataggio degli ebrei bulgari durante la Seconda guerra mondiale</title>
		<link>http://giovannipreziosi.wordpress.com/2013/04/22/mostra-in-vaticano-nel-70-anniversario-del-salvataggio-degli-ebrei-bulgari-durante-la-seconda-guerra-mondiale/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 14:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del 70° anniversario del salvataggio degli ebrei bulgari durante la Seconda guerra mondiale, il Ministero degli Affari Esteri della Bulgaria ha organizzato una serie di iniziative, che hanno avuto inizio il 6 marzo al Parlamento europeo di Bruxelles. Le celebrazioni continuano con una mostra documentaria dal titolo 1943. La sorte degli ebrei bulgari: [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3148&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;">In occasione del 70° anniversario del salvataggio degli ebrei bulgari durante la Seconda guerra mondiale, il Ministero degli Affari Esteri della Bulgaria ha organizzato una serie di iniziative, che hanno avuto inizio il 6 marzo al Parlamento europeo di Bruxelles.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Le celebrazioni continuano con una mostra documentaria dal titolo<i> 1943. La sorte degli ebrei bulgari: una scelta di grande rilevanza. </i><br />
I documenti della mostra sono stati raccolti in collaborazione con il Museo di Yad Vashem e la <i>Holocaust Martyrs and Heroes Remembrance Authority</i>.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Gabriele Nissim, presidente di Gariwo e autore del libro <i>L’uomo che fermò Hitler </i>(Mondadori), interverrà alla presentazione dell’esposizione con un intervento sul tema <i>Dimitar Peshev e il significato morale del salvataggio degli ebrei bulgari.</i></h3>
<div></div>
<div></div>
<div> <img class="aligncenter" alt="" src="http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/images/Mostra-ebrei-bulgari.jpg" width="352" height="531" border="0" /></div>
<div></div>
<div style="text-align:center;">
<h1> <b>La sorte degli ebrei bulgari</b></h1>
<h2>Mostra in Vaticano</h2>
</div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div style="text-align:center;"><b>Lunedì 22 aprile, ore 18.30<br />
Sala Apollo </b></div>
<div style="text-align:center;"><b>Palazzo del Vicariato</b></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<h2 style="text-align:center;">Per continuare a leggere il post clicca <a href="http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/2013/04/mostra-in-vaticano-nel-70-anniversario.html">qui</a></h2>
<br />Archiviato in:<a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovannipreziosi.wordpress.com/3148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovannipreziosi.wordpress.com/3148/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3148&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Avviso ai naviganti!!!… Reindirizzamento del BLOG!</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 18:48:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Avviso ai naviganti!!!… Reindirizzamento del BLOG Da quest’oggi è in fase di sperimentazione una “nuova” piattaforma di questo Blog che può essere raggiunta collegandosi a questo indirizzo web: http://giovannipreziosiweb.blogspot.it/ Fin quando non sarà a pieno regime, questo Blog continuerà le normali pubblicazioni, salvo poi essere adoperato per un progetto sempre dedicato a queste tematiche di [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3142&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<h3>Da quest’oggi è in fase di sperimentazione una “nuova” piattaforma di questo Blog che può essere raggiunta collegandosi a questo indirizzo web:</h3>
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<h3>Fin quando non sarà a pieno regime, questo Blog continuerà le normali pubblicazioni, salvo poi essere adoperato per un progetto sempre dedicato a queste tematiche di approfondimento storico, per rendere un servizio sempre più efficiente e accattivante per i lettori che mi onorano della loro attenzione…</h3>
<h3 style="text-align:center;">Grazie a tutti per l’interesse, sempre crescente, con il quale mi seguite e…</h3>
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	</item>
		<item>
		<title>Accadde, oggi: Le prime elezioni per il Parlamento repubblicano del 18 aprile 1948</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 10:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il 18 aprile 1948 in Italia, circa tre mesi e mezzo dopo la promulgazione della nuova Carta Costituzionale approvata dall’Assemblea Costituente sulla base di due diverse leggi – per la Camera dei deputati, l. 20 gennaio 1948, n. 6 e T.U. 5 febbraio 1948, n. 26; e per il Senato, l. 6 febbraio 1948, n. [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3136&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;"> <img class="alignleft" alt="" src="http://www.cilibertoribera.it/foto_sito/FOTOLIBRO%20medie/1948%20B.jpg" width="299" height="322" />Il 18 aprile 1948 in Italia, circa tre mesi e mezzo dopo la promulgazione della nuova Carta Costituzionale approvata dall’Assemblea Costituente sulla base di due diverse leggi – per la Camera dei deputati, l. 20 gennaio 1948, n. 6 e T.U. 5 febbraio 1948, n. 26; e per il Senato, l. 6 febbraio 1948, n. 29 – si svolsero le prime elezioni politiche per il Parlamento repubblicano, che fece registrare una partecipazione popolare senza precedenti, un record almeno finora mai più eguagliato, con oltre il 92 per cento di affluenza alle urne degli aventi diritto al voto.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">La competizione elettorale si svolse in un clima di dura contrapposizione tra le due principali fazioni che si contendevano la scena politica, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia_Cristiana">Democrazia Cristiana</a> guidata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alcide_De_Gasperi">Alcide De Gasperi</a> e il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_Democratico_Popolare">FronteDemocratico Popolare</a> di estrazione social-comunista, anche in virtù della convulsa situazione geo-politica internazionale che si era profilata il 25 febbraio 1948, all’indomani del “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_di_stato_cecoslovacco_del_1948">colpo di Stato” di Praga</a>, ad opera dei comunisti, che aveva contribuito a sedimentare nell&#8217;opinione pubblica la convinzione per una “scelta di campo” definitiva tra due modelli contrapposti: il “totalitarismo bolscevico” e la “democrazia”.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Era questo il preludio a quella che, negli anni successivi, passerà alla storia con un termine destinato a riempire i libri di storia: la “guerra fredda”, ovvero la dura contrapposizione Est-Ovest, fra tutti quei paesi che si riconosceranno, da un lato sotto l’ombrello della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_del_Trattato_dell%27Atlantico_del_Nord">Nato</a> nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_Atlantico">Patto Atlantico</a> e, dall’altro quelli che si riunivano attorno al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_Varsavia">Pattodi Varsavia</a> di matrice sovietica.</h3>
<h3 style="text-align:justify;"><img class="alignright" alt="" src="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/09/gedda.jpg" width="499" height="346" />Fu così che, alla fine di una estenuante campagna elettorale, la spuntò la Democrazia Cristiana, guidata da Alcide de Gasperi, si presentò come il reale baluardo contro il comunismo, aggiudicandosi la maggioranza assoluta dei seggi, anche grazie al sostegno determinante della Chiesa cattolica e della capillare rete delle organizzazioni dell&#8217;associazionismo cattolico, come l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Azione_Cattolica">Azione Cattolica</a> e i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comitati_Civici">Comitati civici</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Gedda">Luigi </a>Gedda, che riuscirono a mobilitare circa 300.000 attivisti.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Il responso delle urne, infatti, sancì un clamoroso successo della Democrazia Cristiana, che si aggiudicò la maggioranza assoluta dei seggi, ottenendo il 48,5% dei voti alla Camera dei deputati (con 12.741.299 di consensi), che fece registrare un notevole incremento di consensi con 4.600.000 voti in più rispetto a quelli ricevuti per l’elezione dell’Assemblea Costituente, allorché si era attestata intorno al 25,2% con 8.101.000. risultato che non sarebbe stato più raggiunto. Il Fronte Popolare, invece, si fermò al 30,8%, facendo registrare una netta flessione rispetto ai consensi ricevuti in occasione delle elezioni del 2 giugno 1946, allorché la somma dei voti ottenuti da socialisti e comunisti i raggiunse il 40%.</h3>
<h3 style="text-align:justify;"><img class="alignleft" alt="" src="http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/formazione-lavoro/formazione/area-operatori/img/logo_repubblica_italiana.jpg" width="241" height="271" />Bisogna rilevare, tuttavia, che la Democrazia Cristiana non eguagliò la performance di consensi ricevuti alla Camera dei Deputati al Senato, dove non riuscì ad ottenere la maggioranza assoluta con i suoi 131 senatori, perché agli altri 237 senatori si aggiunsero, 107 senatori di diritto in virtù della III Disposizione transitoria della Costituzione, che recitava: “Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell&#8217;Assemblea Costituente che: sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative; hanno fatto parte del disciolto Senato; hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all&#8217;Assemblea Costituente; sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926; hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato. Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale”. La vittoria del fronte moderato guidato da De Gasperi, in seguito aprirà la strada al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Miracolo_economico_italiano">boom economico</a> che si registrerà negli anni Cinquanta.</h3>
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<h5 align="center">© Giovanni Preziosi, 2013</h5>
<h5 align="center">La riproduzione degli articoli pubblicati in questo Blog richiede il permesso espresso dell’<a href="mailto:dr.giovannipreziosi@libero.it?preview=1&amp;template=pub/ocadia&amp;stylesheet=pub/ocadia">Autore</a></h5>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 22:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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<h3>Fin quando non sarà a pieno regime, questo Blog continuerà le normali pubblicazioni, salvo poi essere adoperato per un progetto sempre dedicato a queste tematiche di approfondimento storico, per rendere un servizio sempre più efficiente e accattivante per i lettori che mi onorano della loro attenzione&#8230;</h3>
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<br />Archiviato in:<a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovannipreziosi.wordpress.com/3129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovannipreziosi.wordpress.com/3129/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3129&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il sacrificio di don Giuseppe Morosini. Il sangue dei sacerdoti per salvare la civilt&#224; umana</title>
		<link>http://giovannipreziosi.wordpress.com/2013/04/15/il-sacrificio-di-don-giuseppe-morosini-il-sangue-dei-sacerdoti-per-salvare-la-civilt-umana/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 08:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[ll ruolo del clero nella Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Bruna]]></category>
		<category><![CDATA[don Giuseppe Morosini]]></category>
		<category><![CDATA[Ferdinand Thun Von Hofenstein]]></category>
		<category><![CDATA[P. Pancrazio Pfeiffer]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto qui di seguito l’articolo che ho scritto sul sacrificio di don Giuseppe Morosini, pubblicato lo scorso 4 aprile su L&#8217;Osservatore Romano, col titolo “Primula rossa in tonaca”, ripreso ieri anche dall&#8217;Agenzia di informazione internazionale &#8220;Zenit&#8221;. &#160; Il sacrificio di don Giuseppe Morosini Il sangue dei sacerdoti per salvare la civiltà umana &#160; &#160; Roma, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3122&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6 align="justify"><font face="Dax-Regular"><font size="4">Riporto qui di seguito l’articolo che ho scritto sul sacrificio di don Giuseppe Morosini, pubblicato lo scorso 4 aprile su L&#8217;Osservatore Romano, col titolo </font><a href="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/pdf_quotidiano/quotidiano078.pdf"><font size="4">“Primula rossa in tonaca”</font></a><font size="4">, ripreso ieri anche dall&#8217;Agenzia di informazione internazionale </font><a href="http://www.zenit.org/it/articles/il-sacrificio-di-don-giuseppe-morosini"><font size="4">&#8220;Zenit&#8221;</font></a><font size="4">.</font></font></h6>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h2 style="line-height:normal;letter-spacing:normal;clear:none;" class="post-content" align="center"><font color="#000000"><font style="font-weight:bold;" size="6" face="Dax-Regular">Il sacrificio di don Giuseppe Morosini</font></font></h2>
<h3 style="line-height:normal;letter-spacing:normal;clear:none;" class="post-content" align="center"><font style="font-size:13.6pt;" color="#000000"><font style="font-weight:bold;" face="Dax-Regular">Il sangue dei sacerdoti per salvare la civiltà umana</font></font></h3>
<p style="line-height:normal;letter-spacing:normal;clear:none;" class="post-content">&nbsp;</p>
<p style="line-height:normal;letter-spacing:normal;clear:none;" class="post-content">&nbsp;</p>
<h4 style="line-height:normal;letter-spacing:normal;clear:none;" class="articlehead" align="center"><font face="Cyan"><font color="#000000"><font style="font-size:12pt;"><font style="font-weight:bold;">Roma, </font><font style="font-weight:bold;">14 Aprile 2013</font><font style="font-weight:bold;"> (</font></font></font><font style="font-size:12pt;"><a href="http://www.zenit.org"><font color="#0066cc"><font style="font-weight:bold;">Zenit.org</font></font></a><font color="#000000"><font style="font-weight:bold;">) di </font></font><a href="http://www.zenit.org/it/authors/giovanni-preziosi"><font color="#0066cc"><font style="font-weight:bold;">Giovanni Preziosi</font></font></a></font></font></h4>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font face="Cyan"></font></p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="Cyan"></font>&nbsp;</p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="Cyan"><a href="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/1224842172107.jpg"><img style="background-image:none;border-bottom:0;border-left:0;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;float:left;border-top:0;border-right:0;padding-top:0;" title="1224842172107" border="0" alt="1224842172107" align="left" src="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/1224842172107_thumb.jpg?w=358&#038;h=351" width="358" height="351"></a>Sulla scia delle Celebrazioni per il Centenario della nascita del giovane sacerdote vincenziano, don Giuseppe Morosini (19 marzo 1913 – 3 aprile 1944), che si concluderanno a Ferentino il prossimo ottobre sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica, per impedire che l’incedere del tempo possa sbiadire i ricordi e spazzare via la memoria del sacrificio di questo giovane sacerdote, appena trentunenne, chi scrive ha realizzato, con dovizia di particolari, un circostanziato articolo pubblicato, nell’edizione del 4 aprile 2013, sul quotidiano della Santa Sede “L’Osservatore Romano”, intitolato “Primula rossa in tonaca”, nel quale si dà conto della luminosa figura di Sacerdote e Partigiano di don Giuseppe Morosini, barbaramente trucidato dai nazi-fascisti presso il Forte Bravetta, proprio il 3 aprile di sessantanove anni fa, dopo l’ignominiosa condanna a morte spiccata ai suoi danni dal Tribunale di guerra tedesco, il 22 febbraio di quello stesso anno. Qui di seguito vi proponiamo un breve stralcio, rimandando alla versione integrale dell&#8217;articolo per poter meglio contestualizzare e approfondire questo episodio.</font></p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font face="Cyan"></font></p>
<div style="line-height:normal;" class="ads_intext" align="justify"><font face="Cyan"><img border="0" src="http://engine.adzerk.net/i.gif?e=eyJ0cyI6MTM2NjAxMzg1NDY0MywiYXYiOjEyMzAwLCJhdCI6MTUsImNtIjoxODA4NywiY2giOjcwMzcsImNyIjo0NjI1MSwiZG0iOjEsImZjIjo2NTc3MiwiZmwiOjM0MzY3LCJrdyI6Iml0YWxpYW4iLCJtayI6Iml0YWxpYW4iLCJudyI6NDQ2MiwicmYiOiJodHRwOi8vd3d3Lnplbml0Lm9yZy9pdC9pbmRleCIsInJ2IjowLCJwciI6MTY0ODIsInN0IjoyMDQ1Mywiem4iOjE0NzQ2fQ&amp;s=Lr3CpHqc9O-0cvFFDn9CxGGtaSM" width="0px" height="0px"></font></div>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="Cyan">All’indomani dell’Armistizio, infatti, aveva aderito alla banda “Fulvio Mosconi” di Monte Mario alle dirette dipendenze del Fronte clandestino militare di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, incaricandosi di trasportare armi, viveri e consegnare messaggi nelle borgate delle vie Cassia, Appia e Casilina. Tuttavia, proprio per questa sua attività, il 4 gennaio del 1944, subito dopo che aveva celebrato la S. Messa presso il collegio Leoniano, era stato tratto in arresto dai nazisti. L’arresto fu reso possibile grazie ad una soffiata di un infiltrato della Gestapo tra i partigiani di Monte Mario, tale Dante Bruna, un giovane commerciante che, aveva ritenuto più redditizio in quei tempi di crisi, intraprendere il “mestiere” di delatore, insieme al S. Ten. della P.A.I. Domenico Campani. Di conseguenza, la mattina del 4 gennaio 1944, il perfido delatore, su imbeccata della Gestapo, eseguì dettagliatamente le direttive che aveva ricevuto dal capo dell’organizzazione spionistica, il giudice Alfredo Leboffe, allacciando i primi contatti con don Morosini e Bucchi col<a href="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/marcello-bucchi.jpg"><img style="background-image:none;border-bottom:0;border-left:0;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;float:right;border-top:0;border-right:0;padding-top:0;" title="Marcello Bucchi" border="0" alt="Marcello Bucchi" align="right" src="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/marcello-bucchi_thumb.jpg?w=291&#038;h=440" width="291" height="440"></a> pretesto di voler vendere loro un mitragliatore, in modo da trovare un valido capo d’accusa per poterli poi denunciare alle autorità tedesche. Appena eseguito l’ordine ricevuto, provvide ad avvertire telefonicamente le SS che alloggiavano presso l’albergo Plaza, dove, tra l’altro, aveva stabilito la sua dimora anche Alfredo Leboffe, che poi sarà il magistrato che condannerà alla pena capitale il giovane prete vincenziano. A quel punto il piano, ordito fin nei minimi particolari da Kappler già dal mese di settembre del 1943, poteva finalmente scattare. Di conseguenza, verso le ore 11.45, mentre don Giuseppe e il sottotenente d’artiglieria Marcello Bucchi, al ritorno dall’abitazione di Dante Bruna situata in via Pompeo Magno a poca distanza dal Collegio Leoniano, si accingevano a varcare la soglia dell’istituto religioso, furono circondati e fermati da un drappello armato di tutto punto delle S.S. al comando del tenente Haut, che intimò loro di fermarsi per accertarsi delle loro generalità. Senza battere ciglio trascinarono il malcapitato sacerdote a bordo di una vettura Lancia-Aprilia, sotto lo sguardo esterrefatto del superiore del collegio don Giuseppe Zeppieri, mentre il sottotenente Bucchi fu fatto salire su di una camionetta militare che si dileguò rapidamente verso via Lucullo.</font></p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="Cyan">Nel frattempo, il pomeriggio del 5 gennaio, mentre don Giuseppe Morosini si accingeva ad affrontare il suo lungo calvario, il Collegio Leoniano fu messo completamente a soqquadro dalle perquisizioni delle spie e della polizia tedesca – al cospetto della Guardia Nobile di Sua Santità, D. Enzo di Napoli Rampolla – che si protrasse fino al 7 gennaio quando, finalmente, trovarono, meticolosamente occultate nella biblioteca, ben 17 mitragliatrici, tre valige contenenti pistole e bombe a mano, le copie dei messaggi trasmessi e ricevuti agli alleati e al governo Badoglio a Brindisi, nonché il cifrario adoperato da don Giuseppe Morosini. Per questo motivo il giovane sacerdote vincenziano fu accusato di aver “esercitato traffico d’armi e spionaggio” a beneficio degli Alleati e recluso nella cella numero 382 del terzo braccio di Regina Coeli.</font></p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="Cyan">In virtù di questa deprecabile delazione, Dante Bruna ricevette dai nazisti una lauta ricompensa che, come si è scritto da più parti ammontava a ben 70 mila, tanto che il giorno dopo l’ignobile misfatto, senza alcun ritegno, pensò bene di festeggiare l’avvenimento con un luculliano pranzo in una nota trattoria romana in compagnia della “pantera nera” – così com’era nota in quegli ambienti la principessa siriana Hamada Ikbar, segretaria e amante di Alfredo Leboffe – e un agente della P.A.I. dopodiché, un mese prima della fucilazione di don Morosini, si affrettò a far perdere le proprie tracce abbandonando precipitosamente la capitale per raggiungere il nord Italia.</font></p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="Cyan"><a href="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/pfeiffer.jpg"><img style="background-image:none;border-bottom:0;border-left:0;padding-left:0;padding-right:0;display:inline;float:left;border-top:0;border-right:0;padding-top:0;" title="pfeiffer" border="0" alt="pfeiffer" align="left" src="http://giovannipreziosi.files.wordpress.com/2013/04/pfeiffer_thumb.jpg?w=396&#038;h=314" width="396" height="314"></a>In quel periodo, in realtà, prosperavano all’ombra del nazismo vari gruppi che, come Dante Bruna, erano al servizio dell’ufficio di controspionaggio hitleriano, con sede operativa in via Flavia, che era alle dirette dipendenze del maggiore della riserva della Wehrmarcht, Ferdinand Thun Von Hofenstein. Proprio grazie alle informazioni carpite abilmente da questo ufficiale tedesco, il Superiore Generale dei Salvatoriani, P. Pancrazio Pfeiffer, teneva costantemente aggiornato don Giuseppe Zeppieri sull’evolversi degli estenuanti interrogatori a cui veniva sottoposto don Morosini.</font></p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="Cyan">Tuttavia, ogni tentativo di salvargli la vita si rivelò vano anche dopo l’intervento di Pio XII, che e incaricò padre Pancrazio Pfeiffer di intercedere presso il feldmaresciallo Kesselring per evitare un inutile spargimento di sangue. Difatti, alle 8 in punto, dopo essere stato accuratamente bendato e legato ad una sedia, presso il Forte Bravetta, i militi della P.A.I. aprirono il fuoco contro di lui che in un istante si accasciò al suolo esanime. Questo gesto eroico suscitò un unanime consenso al punto che, a distanza di appena un anno, questo triste episodio fu rievocato perfino nel celebre capolavoro neorealista di Roberto Rossellini <em>Roma città aperta</em>, a cui prestò il volto l’indimenticabile Aldo Fabrizi in una delle sue magistrali interpretazioni.</font></p>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font size="3" face="Cyan"></font>&nbsp;</p>
<div style="margin:0 auto;width:575px;display:block;float:none;padding:0;" id="scid:5737277B-5D6D-4f48-ABFC-DD9C333F4C5D:7e75ac3f-1a84-43a5-b647-c4e232928717" class="wlWriterEditableSmartContent">
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<div style="width:575px;clear:both;font-size:.8em;">“Roma città aperta”– Scena finale (Roberto Rossellini, 1945)</div>
</div>
<p style="line-height:normal;" class="post-content" align="justify"><font size="3" face="Cyan"></font>&nbsp;</p>
<div style="line-height:normal;">
<h6 style="letter-spacing:normal;clear:none;" align="center"><font color="#000000"><font style="font-weight:bold;" size="2" face="Dax-Regular">© Giovanni Preziosi, 2013</font></font></h6>
<h6 style="letter-spacing:normal;clear:none;" align="center"><font color="#000000"><font style="font-weight:bold;" size="2" face="Dax-Regular">La riproduzione degli articoli pubblicati in questo Blog richiede il permesso espresso dell’</font></font><a href="mailto:dr.giovannipreziosi@libero.it?preview=1&amp;template=pub/ocadia&amp;stylesheet=pub/ocadia"><font color="#0066cc"><font style="font-weight:bold;" size="2" face="Dax-Regular">Autore</font></font></a></h6>
</div>
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		<title>Quando la Storia diventa &#8220;debole&#8221;: il pamphlet di Arcadi Espada sul &#8220;caso Perlasca&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 17:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giusti tra le Nazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arcadi Espada]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Perlasca]]></category>

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		<description><![CDATA[All’indomani della pubblicazione in Spagna di un pamphlet intitolato En nombre de Franco («In nome di Franco»), scritto dal giornalista di “El Mundo” Arcadi Espada (Barcellona, ​​1957) che mirava a scalfire e ridimensionare drasticamente il pregevole ruolo svolto dal “Giusto” Giorgio Perlasca” a beneficio di oltre cinquemila ebrei ungheresi strappandoli alla deportazione nazista e ad [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3107&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="4" face="Dax-Regular">All’indomani della pubblicazione in Spagna di un pamphlet intitolato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xRGm7Sfz7tM"><em>En nombre de Franco</em></a> <a href="http://www.elcultural.es/noticias/LETRAS/4531/Arcadi_Espada-_Espana_es_un_pais_extravagante_sobre_todo_con_su_historia">(«In nome di Franco»),</a> scritto dal giornalista di “<a href="http://www.elmundo.es/">El Mundo</a>” <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Arcadi_Espada">Arcadi Espada</a> (Barcellona, ​​1957) che mirava a scalfire e ridimensionare drasticamente il pregevole ruolo svolto dal “Giusto” Giorgio Perlasca” a beneficio di oltre cinquemila ebrei ungheresi strappandoli alla deportazione nazista e ad un destino cinico e baro che li attendeva, si è assistito – direi giustamente -come ha sottolineato nell’edizione odierna il “Corriere della Sera” in un articolo di rettifica ad <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2013/aprile/10/Quello_schiaffo_mito_Perlasca_co_0_20130410_36cd8bda-a1a1-11e2-8ad7-db752849c685.shtml">uno precedente di qualche giorno fa</a>, che vi riportiamo qui di seguito dal titolo: <strong>“Gli indignati del caso Perlasca”</strong>, ad un profluvio di lettere di protesta per stigmatizzare, con sdegno, la manipolazione della storia che taluni sedicenti storici fanno a detrimento della ragione e dell’incontrovertibile verità dei fatti.</font></p>
<p align="justify"><font size="4" face="Dax-Regular">Ci sentiamo, pertanto, di esprimere la nostra personale solidarietà con il figlio di Perlasca, Franco, condividendo in pieno le riflessioni espresse al riguardo dal professore di Storia dell’ebraismo moderno e contemporaneo, Gadi Luzzatto Voghera, sulle colonne del giornale on line dell&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane <a href="http://moked.it/ucei/">Moked/מוקד</a>: </font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="4" face="Dax-Regular">«Da diversi anni il giornalista spagnolo del “Mundo” Arcadi Espada si dedica a ricerche archivistiche sulla vicenda del salvataggio di migliaia di ebrei a Budapest nell’inverno 1944 da parte dei funzionari dell’ambasciata spagnola. E’ noto a tutti che il padovano Giorgio Perlasca ebbe in quell’occasione un ruolo decisivo e da molti anni ormai la fondazione <a href="http://www.giorgioperlasca.it/default.aspx">Giorgio Perlasca</a> è impegnata nella valorizzazione della sua esperienza. Si tratta di un esempio importante sotto vari aspetti (è noto il valore decisivo dei Giusti nella tragedia della Shoah), ma nel caso particolare di Perlasca c’è qualcosa in più. Dopo aver scritto immediatamente dopo la fine della guerra una relazione sugli avvenimenti cui aveva assistito e sul suo ruolo attivo nelle operazioni di salvataggio, non cercò di ottenere particolari riconoscimenti e tornò a lavorare in Italia. Quando, ormai pensionato, alcune persone da lui salvate lo cercarono e lo ritrovarono a Padova, iniziò a raccontare una storia che – oltre ad essere sconvolgente e rivelatrice – ha il grande pregio di essere onesta. Perlasca sottolineò sempre di essere stato fascista, volontario nella guerra civile spagnola nelle file franchiste, e nel racconto su Budapest sottolineò a più riprese il ruolo fondamentale ricoperto dai funzionari dell’ambasciata spagnola. E’ noto che sulla sua vicenda sono stati poi scritti numerosi libri: gli sono state intitolate piazze e strade e il suo esempio è richiamato spessissimo nelle attività didattiche che centinaia di scuole organizzano in suo nome in Europa. Ora però Arcadi Espada pubblica un <a href="http://estudioae.com/heroes/">libro</a> – En nombre de Franco. Los héroes de la embajada de España en el Budapest nazi – che oltre a presentare numerosi documenti inediti sembra avere un solo obiettivo programmatico: sminuire il ruolo di Perlasca e conferire il “merito” dell’impresa all’ambasciatore Sanz Briz. Questo strano modo di fare storiografia “concorrenziale” a me sembra ingiusto e insensato. Certo, per ottenere visibilità sulla stampa internazionale non c’è nulla di meglio per uno scrittore che creare un caso, ma la realtà dei fatti in una situazione così minutamente documentata e corroborata da centinaia di testimonianze come questa non dovrebbe lasciare spazio a operazioni di business culturale. Quando si studia e si pubblica su certi argomenti, bisognerebbe avere l’accortezza di mettere in primo piano il valore e la sostanza morale delle azioni che si vanno a studiare, senza scambiare il ruolo dello storico con quello del giudice, incarico peraltro che nessuno ha conferito al signor Espada»</font></p>
</blockquote>
<p><span style="line-height:normal;" class="icMedium"></span><span id="more-3107"></span><span style="line-height:normal;" class="icMedium">
<p align="justify"><strong><font style="font-size:12pt;" face="FedraSerifA"></font></strong>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong><font size="3" face="Dax-Regular">Shoah. Dopo l’uscita in Spagna di un pamphlet che sminuisce i meriti dello “Schlinder italiano”</font></strong></p>
<p align="center"><font size="6" face="Dax-Regular"><strong>Gli indignati del caso Perlasca</strong></font></p>
<p></span>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="center"><b><span><font size="4" face="Dax-Regular">Pioggia di lettere in sua difesa. Il figlio: Accuse spazzatura</font></span></b></p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><b><span><font face="FedraSerifB"><font style="font-size:12pt;"></font></font></span></b>&nbsp;</p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="center"><span><font face="FedraSerifB"><font style="font-size:12pt;"></font></font></span>&nbsp;</p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="center"><span><font face="FedraSerifB"><font style="font-size:12pt;"><strong>di Andrea Nicastro</strong></font></font></span></p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="center"><span><font size="3" face="FedraSerifB"></font></span>&nbsp;</p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><b><span><font face="FedraSerifB"><font style="font-size:12pt;"></font></font></span></b>&nbsp;</p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="center"><b><span><font face="FedraSerifB"><font style="font-size:12pt;">Nell&#8217;inverno del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, fingendosi console generale spagnolo salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi strappandoli alla deportazione nazista e all&#8217;Olocausto. Israele lo ha riconosciuto Giusto tra le Nazioni.</font></font></span></b></p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><b><span><font size="3" face="FedraSerifB"></font></span></b>&nbsp;</p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><b><span><font size="3" face="FedraSerifB"></font></span></b>&nbsp;</p>
<p style="line-height:14pt;text-indent:1cm;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span><font face="FedraSerifB"><font style="font-size:12pt;">MADRID — Franco Perlasca è un uomo paziente e, da trent&#8217;anni, vive sommerso <img style="display:inline;float:left;" align="left" src="http://www.informazionecorretta.it/comuni/php/file_get.php?w=J6OCWTK10NXG4G2UQFDJ561365844718" width="369" height="265">dai documenti sulla straordinaria vicenda del papà Giorgio, considerato lo Schindler italiano. Nella sua mailing list ci sono associazioni ebraiche, ambasciate, sopravvissuti ai lager, professori, storici e soprattutto decine di persone che il padre salvò dalle retate naziste di Budapest negli ultimi mesi della guerra. Gente che ha voluto registrare la propria testimonianza affinché il Museo dell&#8217;Olocausto di Gerusalemme decidesse di conferire a Giorgio Perlasca la medaglia di Giusto delle Nazioni. «Molti di loro sono ancora vivi — racconta Franco — e si ricordano bene di come mio padre, Giorgio Perlasca, li tolse dai convogli destinati ad Auschwitz. È una fortuna che sia tutto registrato, provato, scritto e confermato, perché solo così libri come quello di Arcadi Espada possono serenamente finire nelle <i>scovazze</i>». E <i>scovazze</i>, in veneto, sta per pattumiera.<br />Lo «schiaffo al mito Perlasca» arrivato dalla Spagna ha fatto male e ha lasciato i segni sulla coscienza di tanti. Mercoledì il «Corriere» ha dato conto della pubblicazione a Madrid di un nuovo saggio che tenta di demolire lo Schindler italiano: <i>En nombre de Franco</i> («In nome di Franco»), scritto dal giornalista Arcadi Espada. <br />Decine di mail, proteste, comunicati di organizzazioni ebraiche hanno inondato il giornale. «Mettere minimamente in discussione la figura di Giorgio Perlasca rappresenta uno sfregio all&#8217;umanità», scrive Marco Bergonzi da Piacenza. Macché «storico» spagnolo, attacca Ivano Presotto. «Un&#8217;offesa alla memoria», sostiene Roberto Fumagalli da Seveso. «Abbiamo così pochi eroi moderni in Italia! — scrive Guido Barbieri —. Non possiamo qualche volta stringerci con orgoglio a loro e alle loro vicende?». «Perlasca merita rispetto e onore» scrive Daniela Pardi. E poi tanti, tanti altri, compreso Antonio Giordano, il funzionario che studiò i documenti del «caso Perlasca» per conto della presidenza del Consiglio, o Maurizio Piha, che si definisce «ebreo italiano» e assicura di conoscere l&#8217;eroismo di Perlasca «al di là dei pettegolezzi spagnoli».<br />Davanti ai dubbi e alle accuse che arrivano da Madrid, il figlio Franco, presidente della Fondazione che conserva il nome e la fama del padre, allarga le braccia. «Quando la casa editrice mi inviò il libro giorni fa, gli diedi una letta e alla fine pensai di buttarlo nell&#8217;immondizia. È pieno di falsità ed è animato da un&#8217;acredine che non capisco. Più che comportarsi da storico, l’autore veste i panni dell&#8217;ultrà da stadio. Tifa per l&#8217;ambasciatore spagnolo dell&#8217;epoca, Ángel Sanz Briz, anche lui <img style="display:inline;float:right;" alt="" align="right" 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width="437" height="246">proclamato Giusto delle Nazioni, e sembra che solo sminuendo l&#8217;operato di mio padre possa far crescere l&#8217;importanza di ciò che fece il diplomatico. E dire che, quando Espada venne a trovarmi, gli diedi moltissimo materiale. Documenti che smentiscono ognuna delle accuse che poi ha lanciato. Questo signor Espada è solo un polemista, era a caccia di citazioni che avvalorassero la sua tesi».<br />Il libro spagnolo accusa Perlasca di aver enfatizzato il proprio ruolo nel salvataggio degli ebrei ungheresi dai campi di sterminio, di aver meticolosamente costruito la propria figura di eroe approfittando d&#8217;essere l&#8217;unico dei diplomatici (veri o falsi) a essere arrivato vivo alla soglia degli anni Novanta. La ricostruzione di Espada rimprovera anche l&#8217;italiano di aver ignorato il contributo dei dipendenti dell&#8217;ambasciata spagnola per emergere come unico eroe. «Non sapeva né tedesco né ungherese» scrive il giornalista-scrittore, «come avrebbe potuto discutere da solo con nazisti e milizie magiare per difendere gli ebrei?». <br />«Ridicolo — ribatte il figlio di Perlasca —. Mio padre lavorava da anni nell&#8217;ex impero asburgico e sapeva abbastanza tedesco per trattare con le autorità. Quanto all&#8217;ungherese, non lo parlava, è vero, ma nelle sue memorie (<i>L’Impostore</i>, pubblicate dal Mulino) racconta diffusamente dell&#8217;interprete che, peraltro, vive in Francia e avrebbe ben potuto spiegare a Espada come sono andate veramente le cose a Budapest nel 1944».<br />«Mio padre racconta anche dei funzionari d&#8217;ambasciata che, giustamente, Espada esalta. L&#8217;accusa di aver voluto esagerare i propri meriti si smentisce leggendo il libro di papà. Dell&#8217;avvocato d&#8217;ambasciata, Zoltán Farkas, parla per sei pagine, riempiendolo d&#8217;elogi. Espada dimentica però che Farkas era ebreo e che non era affatto salubre per lui affrontare quella gente in divisa. E poi, in ogni caso, è davvero importante? Farkas è di sicuro un eroe, come l&#8217;ambasciatore, come altri che si sono adoperati per salvare 5200 ebrei. Assieme a mio padre, non in concorrenza con lui come vuol far credere Espada».<br />Il governo spagnolo ha decorato Perlasca con l&#8217;Ordine di Isabella la Cattolica, ma da altri angoli di Spagna sono emerse acredini nei confronti dell&#8217;italiano anche prima di quest&#8217;ultimo libro. Nel 2011 la Televisión Española produsse il film <i>El Ángel de Budapest</i>, nel quale praticamente si ignora il contributo di Perlasca alla salvezza degli ebrei. Gli eredi dell&#8217;ambasciatore Sanz Briz, poi, non hanno mai voluto che i due protagonisti di quei giorni venissero accostati. <br />Così perfino le targhe affisse a Budapest sono separate. Lo stesso per i convegni. O per uno o per l&#8217;altro. Nel 1944, invece, i due convivevano alla perfezione e seppero salvare migliaia di innocenti. Non c&#8217;era tempo, allora, per polemizzare.</font></font></span></p>
<p align="justify"><font size="4" face="Dax-Regular">&nbsp;&nbsp; <img src="https://fbcdn-sphotos-d-a.akamaihd.net/hphotos-ak-prn1/17889_550368004986551_1514252309_n.jpg"></font></p>
<p>
<hr />
<p align="justify"><font size="4" face="Dax-Regular">Purtroppo questa <em>querelle</em> non accenna proprio a diminuire, perché proprio quest’oggi è pervenuta alla mia casella di posta elettronica (e anche a quella del dott. Franco Perlasca) una mail di Verónica Puertollano, con allegato il testo di una &#8220;Lettera aperta a Franco Perlasca&#8221; da parte di Arcadi Espada che, soltanto per dovere di cronaca, riporto qui di seguito, per non alimentare ulteriormente questa vexata quaestio &#8211; a dire il vero piuttosto tendenziosa &#8211; di cui, probabilmente, beneficia soltanto chi preferisce rinfocolare la polemica perché questo battage mediatico ritorna utile per incrementare la propria visibilità…</font></p>
<blockquote><p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Estimado Franco Perlasca:</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">He leído </font><a href="http://estudioae.com/heroes/?p=785"><font size="3" face="Cyan">sus declaraciones</font></a><font size="3" face="Cyan"> de ayer sábado en el <em>Corriere della Sera</em>. Sorprendentes. Creo que está en su derecho de tirar mi libro a la basura. Pero mejor que lo lea antes para actuar con pleno conocimiento de causa. Mi libro no persigue arruinar a su padre; solo ponerlo en su sitio. En el invierno de Budapest su padre actuó en favor de la dignidad humana, y es justo que así se le reconozca. Mi libro se ocupa de esa acción humanitaria. Cuando en los años posteriores escribió y dictó la crónica de aquellos años fabuló con frecuencia. Mi libro se ocupa de esa fabulación.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Su padre no sabía alemán. Su padre escribía y hablaba en italiano y en español, aunque en este último idioma con dificultades. Y conocía algunas pocas palabras de francés y alemán. Quizá suficientes para manejarse como viajante de comercio por Croacia, Serbia y Hungría, los únicos lugares por los que viajó cuando regresó de España y su guerra civil, a finales de los años 30. Pero esas palabras de francés y alemán eran por completo ineficientes para manejarse en las profundas conversaciones políticas que figuradamente mantuvo con los funcionarios gubernamentales húngaros durante los últimos días del asedio ruso, y de las que, por otra parte, no existen más indicios que los de su propia palabra. Porque, como usted sabe bien, el principal problema de las hazañas de Giorgio Perlasca (como la de evitar por obra y magia de su inefable poder de convicción ante la bestia nazi la destrucción del gueto común de Budapest) es que solo las explica la voz de Giorgio Perlasca y ningún otro testigo o documento. Por lo demás, y volviendo a la competencia lingüística, tanto Irene Denes, que lo conoció íntimamente en aquel Budapest como Eveline Willinger, que fue junto con la propia Irene una de sus «descubridoras» en los años ochenta, es decir, dos personas poco sospechosas de malevolencia hacia su padre, han explicado (como puede usted comprobar en mi libro, si lo recoge de la basura) que hablaban con su amigo Giorgio en un italiano alternado con palabras de francés. Para acabar con este engorroso asunto lingüístico. Dice usted que su padre tenía una intérprete del húngaro que se menciona en <em>L’Impostore</em>. He leído varias veces ese libro y lo tengo anotado y digitalizado. No hay mayor rastro de esa traductora.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Por último, estimado Franco. Jamás se me ocurriría decir que su padre no habla de Zoltan Farkas. Lo hace, y a menudo. El problema es cómo lo hace. Cómo lo presenta de mero subordinado, cuando no mayordomo, suyo. Por el contrario, lo que se deduce de los documentos y los testigos es que Giorgio Perlasca, lejos de ser el novelesco Impostore que se puso al frente de la embajada de España, fue el voluntarioso y cómplice ayudante de Zoltan Farkas (que sí conocía los idiomas, las leyes y los funcionarios) y la canciller Elisabeth Tourné, en los esfuerzos por mantener con vida a los judíos refugiados en las casas protegidas, y mantenerse con vida ellos mismos, durante las cuatro angustiosas semanas que mediaron entre la obligada marcha de Sanz Briz y la llegada de los rusos a la calle Eötvös.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Me apenan profundamente las declaraciones que ha hecho usted al <em>Corriere</em>. No por mí, sino por usted. Y no solo por usted, sino también por su padre y su memoria.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Con gratitud,<br />Arcadi Espada</font></p>
</blockquote>
<p align="justify"><em><font size="3" face="Cyan"></font></em>&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan"><font size="4" face="Dax-Regular">Ecco, qui di seguito, la puntuale e definitiva replica di Franco Perlasca, che ha avuto la cortesia di farci pervenire proprio mentre ero sul punto di pubblicare questo post, che affidiamo alla lettura attenta e perspicace dei lettori di questo blog.</font></font></p>
<p>&nbsp;<br />
<blockquote>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Mi sono domandato in questi giorni in primo luogo perché il corrispondente da Madrid ha sentito la necessità di concedere al sig Espada, autore del libro, una platea così importante per la presentazione delle sue tesi sulle prestigiose pagine culturali del Corriere.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Me lo chiedo ancora e mi chiedo se esista ancora il ruolo etico morale nella professione del giornalista. Debbo dire di no almeno in questo caso.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Bastava un minimo di controllo storiografico e si sarebbe accorto di verità storiche falsate, documenti letti alla rovescia, argomentazioni risibili e non vere (non poteva trattare con i Nylas e i tedeschi perché non conosceva le lingue…). Non avrebbe poi mai parlato del ruolo dell’avvocato Farkas, consulente legale della Legazione; le sue memorie (L’Impostore, Il Mulino) sono piene del ricordo di Farkas che gli diede un grandissimo aiuto dall’interno: non poteva esporsi all’esterno nei contatti diretti in quanto ebreo e molto conosciuto in città.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">In tutta la storia esistono dei punti fermi, storicamente provati con centinaia e centinaia di documenti e testimonianze esaminate in primo luogo da Yad Vashem:</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Sanz Briz se ne andò da Budapest (non mi interessano i motivi) tra il 30 novembre e il 1 dicembre 1944. Fa arrivare anche a Perlasca un visto per la Svizzera.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Ma se Giorgio Perlasca non fosse rimasto tutta l’opera iniziata dalla Legazione spagnola e da Sanz Briz stesso sarebbe andata dispersa e tutti gli ebrei protetti sterminati; Perlasca non solo rimase ma aumentò il numero dei protetti e dei salvati portando a termine quanto Sanz Briz aveva iniziato su incarico del Governo spagnolo.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Sanz Briz è stato riconosciuto Giusto da Yad Vashem nel 1966 (l’albero venne piantato nel 91 in quanto la Spagna non riconosceva Israele in quegli anni) ma nulla disse dell’esistenza di Farkas. Perché?</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">La vicenda di Perlasca uscì solo vent’anni dopo perché un gruppo di donne ebree cominciò a ricercare quel diplomatico di nome Jorge Perlasca che le aveva salvate tra il 44 e il 45. In caso contrario la vicenda di Perlasca non sarebbe venuta a galla perché lui nulla aveva raccontato e mai aveva chiesto qualcosa.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Ma vi è stato un lato positivo in questa triste storia e cioè la grande, l’enorme solidarietà di centinaia e centinaia di persone, ebrei e non, che si sono sentiti loro stessi offesi per le parole del sig. Arcada e hanno scritto infuocate lettere di protesta al Corriere per l’articolo apparso.</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Questo ripaga da ogni amarezza!</font>
<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">Franco Perlasca</font></p>
</blockquote>
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		<title>Quella tela silenziosa tessuta per salvare vite umane. L&#8217;attivit&#224; diplomatica di Roncalli e Montini</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 15:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovannipreziosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Vaticano durante la Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Giovan Battista Montini]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni XXIII]]></category>
		<category><![CDATA[Pacem in Terris]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del Cinquantesimo anniversario della promulgazione della celebre Enciclica di Giovanni XXIII “Pacem in Terris”, vi presentiamo un interessante articolo appena pubblicato nelle pagine culturali de “l’Osservatore Romano”, che dà conto della pregevole attività diplomatica svolta dall’allora Nunzio Apostolico Roncalli ed il Sostituto della Segreteria di Stato mons. Giovan Battista Montini durante la seconda [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3103&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Cyan">In occasione del Cinquantesimo anniversario della promulgazione della celebre Enciclica di Giovanni XXIII “Pacem in Terris”, vi presentiamo un interessante articolo appena pubblicato nelle pagine culturali de “l’Osservatore Romano”, che dà conto della pregevole attività diplomatica svolta dall’allora Nunzio Apostolico Roncalli ed il Sostituto della Segreteria di Stato mons. Giovan Battista Montini durante la seconda guerra mondiale. </font>&nbsp;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h1 align="center"><font style="font-size:24pt;" color="#000000" face="Dax-Regular"><strong>Quella tela silenziosa<br />tessuta per salvare vite umane</strong></font></h1>
<h4 style="line-height:normal;letter-spacing:normal;clear:none;" align="center"><font style="font-size:12pt;" color="#000000"><font style="font-weight:bold;" face="Dax-Regular">L’attività diplomatica di Roncalli e Montini durante la seconda guerra mondiale</font></font></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="line-height:normal;" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="WilliamBecker">Negli anni successivi al Vaticano II non era raro vedere Giovanni XXIII e Paolo VI contrapposti, quasi l’uno fosse Papa profetico e l’altro Papa che disciplinava e frenava il rinnovamento conciliare. Proiezioni ideologiche, certo. Molte consimili grida del dissenso cattolico, rilette con distacco storico, oggi fanno sorridere. A spiegare questa divaricazione di giudizi, allora prodottasi, soccorre il ricordo della temperie storica, così diversa tra inizio e fine degli anni Sessanta, quasi passassero non sei anni ma un secolo tra il 1962, quando iniziò il concilio, e il 1968, quando l’Occidente, inconsapevolmente, scambiandola per una rivoluzione politica, imboccò la svolta antropologica della modernità secolare liberale. Mi è stato chiesto di guardare alle loro sintonie e differenze in un periodo cruciale, la seconda guerra mondiale. Vi troviamo almeno parzialmente una risposta all’interrogativo posto. Inizio dalle sintonie, che sono innanzitutto di ambiente. Sia Roncalli sia Montini lavorano nella diplomazia vaticana. Ed entrambi stanno nel <em>mainstream</em> novecentesco di questa diplomazia che giustamente è stata definita diplomazia pastorale. Lo studio delle relazioni fra Roncalli e Montini negli anni della seconda guerra mondiale, nel quadro di una comune diplomazia pastorale, smentisce poi un altro luogo comune della storiografia roncalliana. E cioè che il delegato apostolico a Istanbul fosse un outsider del mondo vaticano, un incompreso da parte dei superiori. </font></p>
<p style="line-height:normal;" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="WilliamBecker">Interpretazione fondata su qualche espressione di disagio appuntata da Roncalli negli anni d’Oriente rispetto agli organi centrali della Chiesa; ma chi non si lamenta ogni tanto delle persone con cui lavora, magari a ragione? Sul tema della pace, un’analogia di lavoro e di preoccupazioni tra Montini e Roncalli riguarda i tentativi di entrambi di aprire spiragli di cambiamento, mediazione o pacificazione per giungere alla fine del conflitto. Tuttavia sono contatti molto diversi: Roncalli lavora con von Papen e von Lersner, Montini con i diplomatici accreditati presso la Santa Sede, o con personaggi non a lui abituali, come la principessa Maria José. Più simili appaiono Montini e Roncalli nell’impegno umanitario. Montini trascorre la guerra impegnato, oltre che nel lavoro diplomatico in senso stretto, nel coordinare l’Ufficio informazioni della Santa Sede, che ricerca notizie soprattutto sui prigionieri di guerra. Inoltre, tra il 1943 e il 1944, durante l’occupazione tedesca di Roma, Montini è l’anima dell’ospitalità ecclesiastica nei conventi e nelle case religiose romane, dove trovano asilo migliaia di ebrei, ricercati politici, renitenti alla leva repubblichina, badogliani. La vicenda è nota. Dopo gli ultimi studi di Enzo Forcella e Andrea Riccardi si può ben dire che fu Pio XII, sebbene mai rilasciasse ordini scritti, a volere questa rischiosa ospitalità. Montini ebbe un ruolo decisivo nel trasmettere la volontà del Papa, con le sue frequenti visite nei luoghi d’asilo. Continuamente Montini riceveva da Pio XII, e gli sottoponeva a sua volta, nomi di persone cui trovare protezione. </font></p>
<p style="line-height:normal;" align="justify"><img border="0" hspace="6" alt="Il patriarca di Venezia Roncalli conversa con l&rsquo;arcivescovo di Milano Montini (3 marzo 1958)" align="left" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2013/085q13-l-attivit--diplomatica-di-roncalli-e-montin/convegno.jpg" width="370" height="353"><font style="font-size:12pt;" face="WilliamBecker">Il Sostituto è attivissimo su questo delicato fronte, così come in generale nell’assistenza alla popolazione romana. È lui ad accompagnare a San Lorenzo il Papa che esce dal Vaticano dopo i bombardamenti. Una nota speciale mi pare quella dell’attenzione di Montini ai rifugiati per motivi politici: in Laterano, oltre a ebrei, renitenti, militari badogliani, si nasconde in questi mesi quasi l’intero Comitato di liberazione nazionale. Montini, che già progetta quella che sarà la Democrazia Cristiana, cura i rapporti con le personalità politiche. Parimenti Roncalli si impegna sul piano umanitario. Da una parte cerca di aiutare gli ebrei che passano per la Turchia in cerca di salvezza. Utilizza per questo i suoi numerosi contatti, e si vede dalle sue agende la fitta rete di incontri e relazioni con esponenti di organizzazioni ebraiche di soccorso. Nel raggio d’azione di Roncalli entrano volta a volta ebrei di Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e di altri Paesi balcanici, mentre il quadro della Shoah gli si fa gradualmente chiaro, accrescendo il suo orrore. «Poveri figli di Israele. Io sento quotidianamente il loro gemito attorno a me. Li compiango e faccio il mio meglio per aiutarli». D’altro verso Roncalli si occupa attivamente del soccorso alla popolazione della Grecia. Qui nel 1941 e 1942 imperversa la fame, con migliaia di vittime soprattutto fra i bambini.Il delegato apostolico trascorre soggiorni di parecchi mesi sul suolo greco e organizza distribuzioni di cibo e mense popolari. Anche a Istanbul organizza collette fra i cattolici per l’infanzia greca. Intensa è la sua attività diplomatica, ancorché informale, per consentire i rifornimenti via mare della Grecia, sottoposta a blocco navale dagli Alleati. La sua capacità di relazioni e di persuasione ragionevole produce un successo (i britannici sospendono il blocco) che gli procura grande soddisfazione sebbene altri ne prendano il merito. Sia Montini che Roncalli s’improvvisano agenti umanitari: anche questo li accomuna. </font></p>
<p style="line-height:normal;" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="WilliamBecker">Occasionalmente hanno pure contatti operativi, ma l’affinità intrinseca, in questi anni, sta nel dedicarsi a compiti simili con le stesse modalità. Ossia, con l’idea che discrezione, riserbo e silenzio consentano di lavorare più fruttuosamente e di salvare più vite. Un’ultima analogia fra Roncalli e Montini. Entrambi lavorano tantissimo. Di Montini è ben noto. Per dirla con il trasteverino cardinale Ottaviani: «Montini ci fregava tutti. Era una macchina da lavoro. Era in ufficio prima di noi e se ne andava dopo». Il sostituto iniziava a leggere i documenti al mattino presto, preparandosi alla quotidiana udienza del Papa che neppure il segretario di Stato vedeva così spesso e lungamente. Poi iniziava a ricevere, per almeno tre ore. Nel primo pomeriggio si dedicava al ministero sacerdotale, a Sant’Anna oppure alla Chiesa Nuova dagli oratoriani. A metà pomeriggio tornava in ufficio e lo lasciava a notte inoltrata dopo aver parlato con i collaboratori e lavorato sulla documentazione nella solitudine notturna. Roncalli aveva un altro approccio al lavoro ma era ugualmente attivissimo. La sua calma e serenità non confliggevano con una grande capacità di lavoro, svolto con una certa inclinazione per gli affari e gli incontri che più gli piacevano. Le agende di Roncalli a Istanbul e Atene attestano un grande impegno di relazioni pubbliche e amicali, con uno scrupolo a far bene evidentemente dettato dalla coscienza e non da interessi politici personali. Senza essere irrequieto, Roncalli amava conoscere volti e situazioni nuove come un pellegrino. Montini era romano solo d’adozione, e la Curia gli costava adattamento forzoso. Sentiva «il bisogno crescente di studio, di regolarità, di solitudine, di libertà». Il lavoro esigeva da lui una pazienza che non gli veniva naturale. Molto diverse le inclinazioni di Roncalli, che non provava nessun martirio della pazienza nell’incontro umano e anche con interlocutori difficili era abile a orientare i discorsi verso lidi positivi. Certo anche Roncalli si costringeva allo studio e alla riflessione dinanzi a persone e dossier. La sua spontaneità stava in un’attitudine di fiducia confidente nel bene e nella Provvidenza, non in un <em>laisser aller</em> degli affari e dei rapporti umani. </font></p>
<p style="line-height:normal;" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="WilliamBecker">Molto diversi erano Montini e Roncalli nella maniera di lavorare e può forse dirsi che ciascuno era adatto al ruolo che in quegli anni ricopriva. Paradossalmente, a me pare che Roncalli, con il suo rispetto per Roma, con le sue relazioni deferenti e riguardose con tutti in Curia, dai vertici a quelli che chiama «astri minori», fosse più romano e più curiale di Montini. Quest’ultimo doveva conciliare la sua alta collocazione nel governo della Chiesa, essendo il primo interlocutore operativo di Pio XII, con una sensibilità anticuriale che gli veniva da un’insopprimibile indipendenza di pensiero. Montini aveva poi tanti legami con il mondo cattolico italiano extra curiale: il suo orizzonte non era esclusivamente romano, aveva una vasta riserva di relazioni fuori dalla Curia, fino alla Francia. Il Sostituto riteneva «l’accettazione della modernità e della democrazia come una condizione positiva ed ottimale perla Chiesa» in Italia e nel mondo. Antifascista in una Curia dove molti erano al più afascisti o, del tutto legittimamente peraltro, non volevano avere a che fare con la politica, Montini durante gli anni della guerra non perdeva di vista l’obiettivo di una ricostruzione democratica dell’Italia e di un progetto sociale cristiano che fosse terza via tra socialismo e capitalismo. In questo senso era un punto di riferimento per la classe dirigente democristiana in gestazione, da quella sua parte proveniente dal partito Popolare, tra cui si stagliava De Gasperi, a quella più giovane, con Moro e molti ex fucini. La fede di Montini era intrisa di umanesimo, di confronto con la storia, di tensione affinché l’<em>unum necessarium</em>, il Vangelo, grazie alle dovute mediazioni, penetrasse in ogni realtà umana. Era una fede protesa alla lucidità. Montini avrebbe ben potuto far suo il motto di Benedetto XV, «in te Signore ho sperato, non sarò confuso in eterno». Molto diverso il plafond culturale di Roncalli. Assai meno vibrante di fronte alla politica, alieno da riformismi ecclesiastici, cercatore di tradizioni, sentimenti, antichità e bellezza, più che di culture e modernità, Roncalli assegna a ciascuno un posto nella storia, cui guarda con minore attivismo e inquietudine. Siamo ormai al cuore del capitolo delle differenze. E allora va detto che Roncalli vive in Oriente un’esperienza particolare, molto lontana dagli abituali orizzonti italiani. </font></p>
<p style="line-height:normal;" align="justify"><font style="font-size:12pt;" face="WilliamBecker">La sua visione diventa ecumenica, e lo si può dire al di là delle minuziose verifiche che in ogni sua parola e discorso hanno cercato di stabilire se erano più vicine all’unionismo o all’ecumenismo. Roncalli non rigetta la missione cattolica fra chi cattolico non è, ma in Oriente conosce e accetta il pluralismo delle culture e delle fedi. Spesso li ritiene misteri, ma li accoglie come volontà di Dio. La coabitazione tra genti diverse per etnia, cultura e religione gli appare una realtà positiva, altrimenti sarebbero conflitti permanenti. Vale a questo proposito la famosa omelia della Pentecoste del 1944, quasi a suggello della sua esperienza d’Oriente: «Noi cattolici Latini di Istanbul, e cattolici di altro rito Armeno, Greco, Siriano, ecc., siamo qui una modesta minoranza che vive alla superficie di un vasto mondo con cui abbiamo solo contatti di carattere esteriore. Noi amiamo distinguerci da chi non professa la nostra fede: fratelli ortodossi, protestanti, israeliti, musulmani, credenti o non credenti di altre religioni (&#8230;) Nella luce del Vangelo e del principio cattolico questa è una logica falsa. Gesù è venuto per abbattere queste barriere; egli è morto per proclamare la fraternità universale; il punto centrale del suo insegnamento è la carità, cioè l’amore che lega tutti gli uomini a lui come primo dei fratelli, e che lega lui con noi al Padre». Per concludere. Fra Montini e Roncalli tra il 1939 e il 1945 c’è molta comunanza di storia e di lavoro. Ci sono anche evidenti differenze di cultura, di temperamento, di sensibilità. Ritornando alle considerazioni iniziali, alla divaricazione tra i due denunciata nel post-concilio, gli anni della guerra non danno affatto l’impressione di una qualche contrapposizione, né di visione e d’idee né di carattere personale. C’è stima reciproca, c’è collaborazione. E ciascuno dei due matura, nella fatica d’un intenso lavoro e nella vista di un mondo in guerra, una pietà e una fortezza d’animo che ispireranno i passi successivi, per entrambi indirizzati al pontificato.</font></p>
<p><font size="3" face="WilliamBecker">di ROBERTO MOROZZO DELLA ROCCA</font></p>
<p><b style="line-height:12px;"><span><font style="background-color:#fafafa;" color="#333333" face="Dax-Regular">(©L&#8217;Osservatore Romano – 11 aprile 2013)</font></span></b></p>
<br />Archiviato in:<a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/category/il-vaticano-durante-la-seconda-guerra-mondiale/'>Il Vaticano durante la Seconda Guerra Mondiale</a> Tagged: <a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/tag/giovan-battista-montini/'>Giovan Battista Montini</a>, <a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/tag/giovanni-xxiii/'>Giovanni XXIII</a>, <a href='http://giovannipreziosi.wordpress.com/tag/pacem-in-terris/'>Pacem in Terris</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giovannipreziosi.wordpress.com/3103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giovannipreziosi.wordpress.com/3103/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giovannipreziosi.wordpress.com&#038;blog=13183976&#038;post=3103&#038;subd=giovannipreziosi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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