Guelfo Zamboni, lo “Schindler” di Salonicco

Guelfo Zamboni (Santa Sofia, 1897 – Roma, 1994) fu un diplomatico che iniziò la sua folgorante carriera all’interno dell’apparato burocratico fascista. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò appena diciannovenne in fanteria e, alla fine delle ostilità, fu decorato con una medaglia di bronzo al valor militare e una croce al merito per le ferite riportate, riuscendo persino a laurearsi in economia e commercio.
Nel 1925 vinse il concorso che rappresentò il suo trampolino di lancio nella carriera diplomatica, divenendo ben presto anche collaboratore di Bernardo Attolico a Berlino.

Nel febbraio del 1942 fu inviato in Grecia, a reggere le sorti del Consolato Generale d’Italia a Salonicco. Fu proprio in questa città che si trovò ad assistere, suo malgrado, alle vessazioni e umiliazioni di ogni genere perpetrate dai nazisti ai danni della comunità ebraica sefardita locale (molti dei quali erano italiani), fino ai preparativi per la loro deportazione nei campi di sterminio di Auschwitz.

 Nel giugno dello stesso anno giunse nella città la Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg che procedette alla confisca di archivi, biblioteche e manoscritti che furono trasportati presso l’istituto di studi ebraici a Francoforte. Poco dopo, per la precisione tra marzo e agosto del 1943, i nazisti iniziarono una sistematica deportazione di quasi tutti gli ebrei di Salonicco nei campi di sterminio, pianificata fin nei minimi particolari. Dinanzi all’efferato sterminio perpetrato dalle truppe tedesche si adoperò attivamente per trarre in salvò il maggior numero possibile di ebrei e, sebbene non riuscì a scongiurare la tragedia che si stava consumando sotto i suoi occhi, alla fine riuscì comunque a sottrarre alla cattura dei nazisti almeno 350, in virtù di un provvidenziale escamotage che prevedeva la concessione di certificati di cittadinanza italiana,  con a scritta aggiunta a mano “provvisorio”, a 280 ebrei greci che man mano lievitarono giungendo a toccare per l’appunta le 350 unità. Grazie a questo salvacondotto gli ebrei furono in grado di mettersi in salvo rifugiandosi nella zona controllata dagli italiani.

Il 18 giugno 1943 Zamboni lasciò Salonicco per far ritorno a Roma. Affidò il testimone nelle mani fidate del suo successore Giuseppe Castruccio, il quale portò a termine egregiamente la sua opera organizzando un convoglio – denominato il «treno della salvezza» – che trasportò gli ebrei con passaporto italiano nella città di Atene, perché era situata nella zona d’occupazione italiana.

Quindi, al termine della guerra Zamboni fu inviato in Thailandia e a Baghdad, dove ricoprì la carica di ambasciatore italiano fino al 1961.

L’opera davvero encomiabile di Guelfo Zamboni fu in seguito resa nota, con dovizia di particolari, da un suo collaboratore, l’ufficiale di collegamento con le forze tedesche, cap. Lucillo Merci, che s’incaricò di stilare un accurato diario di tutti quegli avvenimenti di cui era stato testimone. A questa vicenda che vide per protagonista anche Zamboni, in seguito, s’ispirò la piece teatrale Salonicco ‘43, presentata in anteprima presso l’Università di Tel Aviv il 23 settembre 2008, nel corso di una serata d’onore organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura.

Così, in segno di gratitudine per l’opera svolta a beneficio di tanti ebrei di Salonicco perseguitati dai nazisti, nel 1992 lo Stato di Israele gli ha conferito il titolo di Giusto fra le Nazioni.

Ecco qui di seguito un filmato in cui si raccontano proprio queste vicende di cui ho accennato finora.

Buona visione!

© Giovanni Preziosi, 2012

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Guelfo Zamboni, un “Giusto” italiano
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Categorie: Ebrei e Shoah | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Guelfo Zamboni, lo “Schindler” di Salonicco

  1. silviavescesandrini

    la coscienza è la voce fondamentale che è nell’anima umana….anche se si cerca di non considerarla, trascurarla o non ascoltarla è comunque una forza interiore che prima o poi pone chiunque a quell’obiettività e a quella capacità di considerare le cose nel modo giusto…..la sofferenza dell’altro è un riflesso del male , mentre il bene è la forza che prevale su tutto….come ci ha insegnato DIO….il bene, l’amore prevalgono……le azioni buone, l’aiutare gli altri è l’azione giusta che l’uomo deve compiere….per quella parte di divino che risiede in ciascuno di noi…… come questo GIUSTO ha saputo agire per il bene degli altri ,grazie

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