Il sostegno di Pacelli per la creazione di una patria ebraica in Palestina

imageIn realtà queste scoperte annunciate recentemente dalla Pave the Way Foundation, relativa alla propensione di Eugenio Pacelli di appoggiare la creazione di una patria ebraica, dell’intermediazione che svolse pochi giorni prima della sua consacrazione episcopale avvenuta il 13 maggio 1917, per favorire una incontro tra Benedetto XV e l’ingegner Nahum Sokolow, dirigente del movimento sionistico, fautore della nascita dello Stato d’Israele in Palestina, nonché della vicenda riguardante il suo amico ebreo Guido Mendes, non sembrano affatto delle novità, considerato che questi episodi sono ampiamente documentati in vari articoli e saggi storici tra cui ne cito solo qualcuno a titolo esemplificativo:

 

  1. il circostanziato articolo del prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano mons. Sergio Pagano intitolato “Eugenio Pacelli e l’amico ebreo. E dall’Archivio Segreto Vaticano emerge una lettera del 21 gennaio 1939 in cui il cardinale segretario di Stato chiede aiuto per il medico colpito dalle leggi razziali” (L’Osservatore Romano, 9 ottobre 2011);
  2. Andrea Tornielli “Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro” (Milano 2007, pp. 23-24); il rabbino David Gil Dalin in “The myth of Hitler’s Pope: how Pope Pius XII rescued Jews from the Nazis” (Washington 2005, pp. 54-55)…
 
Il dott. Mendes, inoltre, fece notare che Papa Pacelli, nel corso di un incontro con un gruppo di ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento, aveva detto loro: “Fra breve tempo, voi avrete uno Stato d’Israele”. Come dire Nihil sub sole novum…

 

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cronache: nuovi documenti sulla nascita di Israele

Eugenio Pacelli ed il sionismo

 

imageUna serie di documenti, scoperti di recente e pubblicati on line, rivela uno schema di piano d’azione da parte dell’allora arcivescovo Eugenio Pacelli (il futuro Papa Pio XII) culminato nella creazione del moderno Stato di Israele. Lo ha rivelato la Pave The Way Foundation (PTWF).

Nel 1917, mons. Pacelli incontrò infatti il presidente della World Zionist Organization, Nahum Sokolow, ed organizzò per lui un incontro con Papa Benedetto XV per discutere la creazione di una patria ebraica. In un resoconto appassionato, Sokolow descrisse la sua udienza del 12 maggio 1917 con le seguenti parole: “Prima sono stato ricevuto da mons. Eugenio Pacelli, segretario degli Affari Straordinari, ed alcuni giorni dopo ho avuto un lungo colloquio con il cardinale segretario di Stato Gasparri. Entrambi gli incontri sono stati straordinariamente cordiali e positivi. Non tendo verso la credulità o esagerazioni e comunque non posso evitare di ribadire che questo ha rivelato una straordinaria quantità di amicizia: concedere ad un ebreo e rappresentativo del sionismo con una tale rapidità un’udienza privata durata così a lungo e di un tale calore e svoltasi con tutte le garanzie di simpatia, sia per gli ebrei in generale che per il sionismo in particolare, dimostra che non dobbiamo aspettare ostacoli insuperabili da parte del Vaticano. Il Papa mi ha chiesto, ‘Pacelli mi ha raccontato la vostra missione, mi vuole raccontare altri dettagli?’” (File A 18/25 nell’Archivio principale dello Yad Vashem).

Il 15 novembre 1917, il nunzio Pacelli agì su richiesta urgente della comunità ebraica della Svizzera per un suo intervento perché si temeva un massacro degli ebrei in Palestina da parte dell’Impero Ottomano. Pacelli chiese al governo tedesco, che si era alleato con i turchi ottomani, di proteggere gli ebrei della Palestina. Pacelli riuscì ad ottenere la protezione degli ebrei da parte del governo tedesco, “anche con l’uso delle armi”.

Pacelli incontrò Sokolow nuovamente il 15 febbraio 1925 e organizzò un altro incontro con il cardinale Pietro Gasparri a proposito di una patria ebraica in Palestina. Nel 1926, Pacelli lanciò un appello a tutti i cattolici di unirsi al movimento pro-Palestina in Germania, che contava membri famosi come Albert Einstein, Thomas Mann, Konrad Adenauer, e padre Ludwig Kaas. PTWF è venuta a conoscenza dell’esistenza di un documento molto interessante, ancora inedito, che potrebbe mostrare l’atteggiamento di Pio XII riguardo ad una patria ebraica. Nel 1944, Pio XII andò contro i sentimenti generali del suo segretario di Stato, quando rispose ad un avvertimento scritto di monsignor Domenico Tardini, contrario ad aiutare agli ebrei a stabilire una patria. Pio XII scrisse di proprio pugno: “Gli ebrei hanno bisogno di una propria Patria”. Questo documento si trova nella sezione chiusa della Biblioteca Vaticana e non sarà disponibile fino a quando gli archivi verranno completamente aperti.

E’ stato ritrovato anche il discorso di Pio XII pronunciato nel 1946 davanti ad una delegazione araba venuta a Roma per dissuadere il Papa di appoggiare una patria ebraica in Palestina. Pio XII concluse l’incontro lasciando delusa la delegazione araba dichiarando chiaramente: “Come condanniamo anche più volte in passato, la persecuzione scatenata da fanatici antisemiti contro il popolo ebraico”. Secondo una ricerca condotta dalla Fondazione Raoul Wallenberg, è stato Pio XII che “ha spianato la strada” ai Paesi cattolici membri delle Nazioni Unite per votare positivamente a favore di una spartizione della Palestina nel novembre del 1947. Sono stati scoperti anche articoli di giornali su come il Vaticano incoraggiò la Spagna a riconoscere lo Stato ebraico nel 1955.

Il direttore della Pave the Way Foundation, Elliot Hershberg, ha dichiarato: “la nostra ricerca ha dimostrato che il rapporto positivo di Papa Pio XII nei confronti del popolo ebraico iniziò nella gioventù di Pacelli con la sua stretta amicizia con un ragazzo ebreo ortodosso di nome Guido Mendes. Pacelli avrebbe condiviso i pasti dello Shabbat, imparato a leggere l’ebraico e preso in prestito i libri dei grandi studiosi rabbinici. I documenti che abbiamo scoperto rivelano i numerosi interventi di Pacelli per salvare vite di ebrei e proteggere le tradizioni ebraiche. Questa evidenza ripudia le accuse che Pacelli fosse in ogni modo antisemita, che è stato accreditato come un fatto da alcuni storici”.

Gary Krupp, presidente della Pave the Way, ha dichiarato, “l’obiettivo della Pave the Way Foundation è stato quello di usare le nostre relazioni internazionali per individuare e rendere disponibile ogni documento cche possiamo localizzare di pubblicare on-line e rendere queste informazioni disponibili agli studiosi di tutto il mondo, se si tratta di un messaggio positivo o negativo. Fino ad oggi abbiamo pubblicato online oltre 46.000 pagine di materiale di ricerca, incluse interviste video con vari testimoni oculari. In linea con la nostra missione, stiamo cercando di risolvere questo ostacolo vecchio di 47 anni tra ebrei e cattolici”.

Sito internet della Pave The Way Foundation: http://www.ptwf.org/

articolo pubblicato il 9 marzo 2012 sul periodico di politica e cultura “La Folla del XXI Secolo”

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3 pensieri su “Il sostegno di Pacelli per la creazione di una patria ebraica in Palestina”

  1. salve Dr. Preziosi,
    leggendo l’articolo mi sono chiesto se è confermato da altre fonti il fatto che Pacelli avesse studiato l’ebraico ed in questo caso a quale livello di conoscenza. Grazie

  2. Gentile Domenico,
    la fonte dalla quale si apprende questo suggestivo particolare ritengo che sia talmente autorevole da non lasciar spazio a dubbi. Si tratta del prof. Guido Aronne Mendes, specialista in pneumologia, che conobbe Papa Pacelli sui banchi di scuola del liceo romano «Ennio Quirino Visconti». In un circostanziato articolo apparso proprio all’indomani della morte di Pio XII, il 10 ottobre 1958, sulle pagine del noto quotidiano israeliano «Jerusalem Post» dal titolo “Ramat Gan Physician recalls schooldays with Pius XII”, dichiarò “per un breve periodo, erano stati buoni amici”, ricordando che “Quando Pacelli venne a casa mia, chiese in prestito la mia copia dell’opera di Rabbi Ben Hamozeg di Apologetica e Dogmatica”.
    Considerata la personalità di Eugenio Pacelli, estremamente metodico e versato negli studi, non deve dunque suscitare alcuna meraviglia se, nel corso di quegli anni, si fosse dedicato ad approfondire la conoscenza dell’ebraismo che, testimonia al di là di ogni ragionevole dubbio come, in realtà, avesse a cuore le loro tradizioni e la loro sorte.
    Per suffragare quando vado dicendo basta citare una lettera inviata da Pacelli il 9 gennaio 1939 all’episcopato tedesco con la quale – in seguito alla tensione che si era prodotta tra la S.Sede e la Germania a causa del radiomessaggio del Natale 1942I – il Papa rivolge un’aspra critica ad alcuni cattolici tedeschi che, lasciandosi sedurre dalla propaganda nazista, avevano “aderito al nazionalsocialismo, rinnegando fede e umanita”, esprimendo ”profonda tristezza” per il loro tradimento, ed esortandoli ad abbandonare la ”strada falsa e sbagliata” che non aveva, invece, seguito la ”fiera schiera di quelli che hanno resistito eroicamente alle vacue seduzioni e minacce”, denunciandone l’incompatibilità con la Dottrina cattolica, tra cui spiccavano il vescovo di Berlino Von Preysing, quello di Monaco Faulhaber e quello di Muenster Von Galen.
    Tuttavia, l’episcopato tedesco, dopo averne preso visione, ritenne opportuno non renderla pubblica giustificando questa decisione con le parole affidate al presidente della Conferenza episcopale di Fulda, il cardinale di Breslavia Adolf Bertram, il quale così scriveva: «Non posso tacere che nella prima parte della venerata Lettera di Sua Santità, compaiono certe parole che potrebbero suscitare una fortissima ira sia nel Governo sia nel partito nazionalsocialista. Il Governo del Reich accoglie sempre tranquillamente critiche e lagnanze espresse con parole molto severe, purché non giungano a conoscenza del popolo e delle nazioni ostili. Invece le critiche rivolte pubblicamente e portate a conoscenza dei nemici provocano accesissime collere».

  3. la missione di un PONTEFICE è sempre molto impegnativa e di necessaria apertura verso tutto il mondo considerando la grande spritualità e la necessaria comunicazione della parola di Dio verso l’umanità,,,,in particolari momenti difficili il sostegno del Pontefice è il modo in cui l’umanità si identifica unendosi nella preghiera e confidando nell’opera del Capo della Chiesa……conoscere le situazioni e le mentalità di chi le vive come in guerra o in una tragedia sono sempre difficili …..l’opera di Papa Pacelli sicuramente è stata compresa in seguito e, considerata in tutte le sue espressioni……conoscere altre religioni…..come l’ebraismo è certamente una fonte di conoscenza che puo’ avvicinare gli uni agli altri…..vi è un unico principio nelle religioni monoteiste. Dio……ciascuno puo’ pregare in modo diverso ma il fine è lo stesso……come la fonte d’amore che Dio ci ha dato e continua a dare e che incontra qualsiasi uomo della terra……quindi l’impegno dI PAPA PACELLI è stato interiormente ancora piu’ profondo per andare incontro e comprendere meglio ……….è stato quindi il primo esempio di dialogo interreligioso……molto importante per tutta l’umanità

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