In ricordo di Paolo VI. Il Papa che aprì le porte della Chiesa al “nuovo”.

Il 6 agosto di trentatré anni fa, in un’afosa giornata d’agosto Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini (Concesio, 26 settembre 1897Castel Gandolfo, 6 agosto 1978), il 262º vescovo di Roma, nella solitudine di Castel Gandolfo, faceva ritorno alla Casa del Padre alla veneranda età di ottant’anni.

In questo filmato tratto dalla trasmissione televisiva “La Grande Storia”, ripercorreremo – con l’ausilio di queste immagini d’epoca – l’intero pontificato di questo pontefice per rievocare le tappe principali che hanno segnato il suo magistero petrino all’insegna dell’innovazione e di importanti riforme. Il pontificato di Papa Montini, del resto, s’intreccia a filo doppio con alcune delle fasi più drammatiche della nostra storia nazionale e, più in generale, di quella mondiale. Di conseguenza questa circostanza offre anche l’occasione propizia per riflettere, con maggiore cognizione di causa, su alcune pagine dimenticate della nostra storia troppo a lungo dimenticate e sovente rimosse dalla memoria collettiva soprattutto da parte delle giovani generazioni che non hanno avuto modo di conoscere Papa Montini.

A coronamento di questo suggestivo documentario, vi propongo anche la lettura di un lungo e circostanziato articolo pubblicato sul quotidiano della Santa Sede “l’Osservatore Romano” proprio lo scorso 6 agosto, nell’anniversario della scomparsa di Paolo VI, a firma di Mario Ponzi.

Tratto da “La grande storia” (RAI3) – “Paolo VI, il Papa dimenticato”

Profilo Biografico di Paolo VI


La vita
Il 26 settembre 1897 Giovanni Battista Montini nasce a Concesio (Brescia) da Giorgio Montini, esponente di primo piano del cattolicesimo sociale e politico italiano di fine Ottocento, e da Giuditta Alghisi. Ordinato sacerdote il 29 maggio 1920, il giorno seguente celebra la prima Messa nel Santuario di Santa Maria delle Grazie in Brescia.
Trasferitosi a Roma, tra il 1920 e il 1922 frequenta i corsi di Diritto civile e di Diritto canonico presso l’Università Gregoriana e quelli di Lettere e Filosofia presso l’Università statale.
Nel maggio 1923 inizia la carriera diplomatica presso la Segreteria di Stato di Sua Santità. È inviato a Varsavia come addetto alla Nunziatura Apostolica. Rientrato in Italia nell’ottobre dello stesso anno, è nominato dapprima (1924) assistente ecclesiastico del Circolo romano della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), quindi nel 1925 assistente ecclesiastico nazionale della stessa Federazione, carica che lascerà nel 1933.
Il 13 dicembre 1937 è nominato Sostituto della Segreteria di Stato e il 29 novembre 1952 Pro-Segretario di Stato per gli Affari Straordinari.
Il 1° novembre 1954 Pio XII lo elegge arcivescovo di Milano. Il 15 dicembre 1958 è creato cardinale da Giovanni XXIII.
Il 21 giugno 1963 viene eletto Pontefice e il 29 settembre apre il secondo periodo del Concilio Ecumenico Vaticano II, che, alla fine del quarto periodo, concluderà solennemente l’8 dicembre 1965.
Il 1° gennaio 1968 celebra la prima Giornata mondiale della Pace.
Il 24 dicembre 1974 apre la Porta Santa nella Basilica di San Pietro, inaugurando l’Anno Santo del 1975.
Il 16 aprile 1978 scrive alle Brigate Rosse implorando la liberazione di Aldo Moro e il 13 maggio nella basilica di San Giovanni in Laterano assiste alla messa in suffragio dello statista assassinato e pronuncia una solenne preghiera.
Il 6 agosto 1978, alle ore 21.40, muore nella residenza estiva dei papi a Castel Gandolfo.
Il magistero
Le encicliche
Ecclesiam Suam (6 agosto 1964), sul dialogo all’interno della Chiesa e della Chiesa con il mondo. Mense Maio (29 aprile 1965) che invita a pregare la Madonna per il felice esito del Concilio e per la pace nel mondo. Mysterium fidei (3 settembre 1965) sull’Eucaristia. Christi Matri (15 settembre 1966) con la quale chiede nuovamente preghiere alla Madonna per la pace nel mondo. Populorum progressio (26 marzo 1967) sullo sviluppo dei popoli. Sacerdotalis caelibatus (24 giugno 1967) sul celibato sacerdotale. Humanae vitae (25 luglio 1968) sul matrimonio e sulla regolazione delle nascite.
Altri documenti
Assai numerose le Lettere Apostoliche, le Esortazioni, le Costituzioni. Tra questi documenti meritano particolare menzione: le costituzioni apostoliche Paenitemini (17 febbraio 1966) sulla nuova disciplina del sacramento della Penitenza e Regimini Ecclesiae universae (15 agosto 1967); la lettera apostolica Octogesima adveniens (14 maggio 1971) per l’80° dell’enciclica di Leone XIII Rerum novarum; le esortazioni apostoliche Evangelica testificatio (29 giugno 1971) per il rinnovamento degli Ordini religiosi secondo l’insegnamento del Concilio, Marialis cultus (2 febbraio 1974) sul culto alla Madonna, Gaudete in Domino (9 maggio 1975) ed Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975) sull’evangelizzazione.
I viaggi
Paolo VI fu il primo papa ad usare l’aereo per numerosi viaggi all’estero e in Italia.
All’estero
Terra Santa (4-6 gennaio 1964), nel corso del quale si incontrò con il patriarca ortodosso Atenagora.
India (2-5 dicembre 1964).
ONU, New York (4-5 ottobre 1965).
Fatima (13 maggio 1967).
Turchia (25-26 luglio 1967), nel corso del quale, ad Istanbul si incontrò nuovamente con il patriarca Atenagora.
Colombia (22-25 agosto 1968.
Ginevra (10 giugno 1969) dove visita il Bureau International du Travail e il Consiglio Ecumenico delle Chiese.
Uganda (31 luglio-2 agosto 1969).
Estremo Oriente (26 novembre-4 dicembre 1970).
In Italia
1964: Orvieto (11 agosto) e Montecassino (24 ottobre); 1965: Pisa (10 giugno); 1966: Alatri, Fumone, Ferentino, Anagni (1 settembre) e Firenze (24 dicembre); 1968: Taranto (24 dicembre); 1970: Cagliari (24 aprile); 1971: Subiaco (8 settembre); 1972: Udine, Venezia, Aquileia (16 settembre); 1973: Acilia (31 ottobre); 1974: Fossanova, Aquino, Roccasecca (14 settembre); 1976: Bolsena (8 agosto); 1977: Pescara (17 settembre).
Concistori
Paolo VI tenne sei Concistori (22 febbraio 1965; 26 giugno 1967; 28 aprile 1969; 5 marzo 1973; 24 maggio 1976; 27 giugno 1977) creando 142 nuovi Cardinali.
Paolo VI fissò a 120 il numero massimo dei cardinali elettori del papa e con il motu proprio Ingravescentem aetatem stabilì che al compimento dell’80° anno di età perdono il diritto alla partecipazione al Conclave per l’elezione di un nuovo papa ma non quello di essere eletti.
Principali incontri e udienze
1963: J.F. Kennedy, S. U Thant, A. Segni; 1964: il patriarca Atenagora, Re Hussein di Giordania, Sukarno; 1965: G. Saragat; 1966; M. Ramsey, arcivescovo di Canterbury; 1967: N.V. Podgornyj, due volte il patriarca Atenagora, L.B. Johnson, Ch. De Gaulle; 1968; S.S. Mobutu, il patriarca Makarios III; 1969: R. Nixon, Hailé Selassié; 1971: Tito, il card. J. Mindszenty; 1972: G. Leone, Suharto; 1973: N. Van Thieu, Golda Meir, il Dalai Lama; 1975: G.R. Ford; 1977: Coggan, arcivescovo di Canterbury, J. Kadar, K. Waldheim, E. Gierek; 1978: S. Pertini.
Riforme e innovazioni
Numerose le riforme e le innovazioni apportate da Paolo VI nelle strutture e nella vita della Chiesa. Tra queste: l’istituzione della Pontificia Commissione per le Comunicazioni sociali (11 aprile 1964); l’istituzione del Segretariato per i non cristiani (19 maggio 1964); l’istituzione del Segretariato per i non credenti (9 aprile 1965; l’istituzione del Sinodo dei Vescovi (15 settembre 1965); la riforma del S. Offizio (7 dicembre 1965); l’istituzione del Consiglio per i laici e della Pontificia Commissione «Iustitia et pax» (6 gennaio 1967); l’istituzione della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, della Prefettura della Casa Pontificia e dell’Ufficio centrale di statistica della Chiesa (15 agosto 1967); l’istituzione della Giornata mondiale della pace (8 dicembre 1967); l’istituzione dei Chierici della Cappella Pontificia e della Consulta dello Stato della Città del Vaticano (28 marzo 1968); l’istituzione della Commissione teologica internazionale (11 aprile 1969); il nuovo regolamento dell’Ufficio delle Cerimonie Pontificie (1 gennaio 1970); lo scioglimento dei Corpi armati Pontifici ad esclusione della Guardia Svizzera (15 settembre 1970); l’istituzione del Pontificio Consiglio «Cor Unum» (15 luglio 1971); l’istituzione della Pontificia Commissione per la revisione del Codice di Diritto Canonico Orientale (10 giugno 1972).

 

Paolo VI e la sua diocesi in una pubblicazione di padre Sapienza. Ogni sera noi benediciamo questa nostra Città.  L’Urbe “non è mai stanca, non è mai vecchia ed è eterna”



di MARIO PONZI
(©L’Osservatore Romano 6 agosto 2011 – sabato 6 agosto 2011)

 

I rapporti tra Paolo VI, la diocesi di Roma e il cardinale vicario Ugo Poletti sono al centro di una nuova pubblicazione curata dal rogazionista Leonardo Sapienza che a ragione sottolinea come essi meritino una considerazione tutta particolare. Basti un solo dettaglio: in un appunto datato 23 ottobre 1972 e inviato alla Prefettura della Casa Pontificia – dove oggi il curatore è addetto al protocollo – Papa Montini raccomandava di fissare ogni primo lunedì del mese l’udienza al suo vicario per la diocesi di Roma proprio per trattare delle questioni riguardanti la pastorale nella città.
Un’attenzione che spesso si esprimeva in concrete opere di sostegno e di solidarietà per affrontare e risolvere le questioni più urgenti e bisognose che si presentavano alla carità del vescovo. Una significativa documentazione di questa particolare sollecitudine è raccolta nel volumetto dedicato proprio al rapporto tra Paolo VI e il porporato. Grazie alla ricerca di padre Sapienza sono venute alla luce alcune lettere confidenziali inviate da Montini al cardinale Poletti dalle quali emerge quanto Roma fosse nel cuore del Papa bresciano per il carattere sacro della città e per il suo fascino “unico al mondo” E più volte il Pontefice raccomandò che Roma – la quale “non è mai stanca, non è mai vecchia, ed è eterna “amava ripetere – rimanesse sempre “coerente con la sua storia civile e cattolica e con la sua immortale missione”.
“Siamo legati per la vita e per la morte” diceva spesso, in pubblico e in privato, riferendosi all’Urbe, e questo legame con Roma è bene espresso nella corrispondenza col cardinale vicario. In una lettera “confidenziale” datata 9 novembre 1974, scriveva: “Ho in questo momento terminato di celebrare la santa messa, che oggi, festa della dedicazione della basilica Lateranense, io ho offerto con tutto il cuore al Signore per cotesta cattedrale, cioè per questa santa e prediletta Chiesa Romana, per la sua persona, signor cardinale, per il suo ministero e per quanti, sacerdoti, fedeli, religiosi e religiose vi sono associati, affinché all’eccellenza della festa corrisponda la pienezza della coscienza dell’elezione a primeggiare nella fede, nella speranza e nella carità, e a tanta vocazione siano rivolti i sentimenti, le preghiere, le opere con sempre rinnovato proposito di fedeltà e con umile sforzo di esemplarità, di tutta la comunità cattolica romana. Possa davvero essa sentirsi sempre attratta a cotesto incomparabile e benedetto centro della sua storia, della sua spiritualità, del suo impegno alla sequela e alla testimonianza di Cristo Signore, fonte della nostra salvezza”.
Pochi giorni dopo, il 22 novembre, il cardinale si vide recapitare un assegno di ventimila dollari accompagnato da una lettera, “strettamente riservata”, nella quale Paolo VI spiegava la donazione: “Sono lieto di rimetterle l’unito assegno di dollari ventimila, destinati a costituire una borsa di studio permanente, il cui reddito potrà servire al mantenimento d’un alunno (o più se possibile) di filosofia, ovvero di teologia o della Pontificia Università Gregoriana a giudizio del cardinale vicario. La prego di non fare al riguardo alcuna pubblicità. Con voti d’ogni bene la saluto e la benedico”.
Con la stessa intensità il Papa viveva i momenti difficili di Roma e della sua diocesi. Così accadde il 6 giugno 1975, quando in una lettera “personale e urgente” al cardinale Poletti manifestava tutta la sua preoccupazione per una situazione “che non sono in grado di giudicare nella sua veridicità”. Il Pontefice si riferiva a episodi segnalati da alcuni parroci romani a proposito del volantinaggio che facevano sedicenti “cristiani per il socialismo” davanti ad alcune parrocchie romane in prossimità delle elezioni politiche nel tentativo di “millantare l’appoggio della chiesa”. E a volte essi “ottengono – sottolineava Paolo VI – l’appoggio di una parte del clero”. E continuava: “Sarebbe opportuno segnalare ai nostri sacerdoti e ai religiosi, ai parroci specialmente, che la situazione è grave, e che può essere in gioco l’efficienza pastorale e spirituale della nostra Chiesa. Non sarebbe saggio appellarsi ad una libertà che tornerebbe a vantaggio degli avversari della religione e dell’ordine sociale, giusto e libero, della nostra città e dell’intero Paese”.
L’inizio del 1976 fu uno dei periodi più difficili vissuti da Papa Montini. Il 29 dicembre 1975 la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede aveva pubblicato la dichiarazione Persona humana su alcune questioni di etica sessuale. Il Papa, al centro di una satira impietosa e di un’aspra contestazione intervenne, nell’udienza generale di mercoledì 21 gennaio: “Volete un esempio? Ci è dato da un episodio molto triste e significativo. L’episodio di cui hanno parlato i giornali di questi giorni, quello della indecorosa e sacrilega invasione, da parte di gente schiamazzante, del duomo di Milano la celebre nostra cattedrale su cui svetta la Madonnina, la volante e inneggiante figura della Vergine Madre di Cristo, simbolo del trionfo della santissima donna, species castitatis e forma virtutis come dice sant’Ambrogio. Perché questa inverosimile e deplorevole manifestazione? Si è detto: “Perché la Chiesa è contro l’aborto, perché la Chiesa ha ribadito le norme della sua moralità sessuale”. Incredibile ma così si dice. Leggete il documento preso a bersaglio da certe correnti ribelli dell’opinione pubblica, pubblicato dalla nostra Congregazione per la Dottrina della Fede e intitolato, dalle parole iniziali Persona humana; e vedrete emergere l’amore sapiente e provvido della Chiesa, veramente madre e maestra, tutto rivolto al riconoscimento dei valori della vita, analizzati dalla scienza, dalla storia, dalla pedagogia. La civiltà dell’amore ha in questo documento una pagina di apologia umana e cristiana che lascia ben sperare per il suo futuro”.
Dopo pochi giorni però un fatto analogo si ripeté a Brescia, città natale del Papa. Ancora una volta giunse al Papa il sostegno della diocesi di Roma. E il cardinale Poletti, in un articolo pubblicato su “L’Osservatore Romano” del 9-10 febbraio 1976 e intitolato Non bisogna tacere, se ne fece interprete, citava il testo di un telegramma inviato al Papa con il quale si manifestava la solidarietà “di tutti i suoi romani”.
Anche nelle memorie lasciate dal cardinale Poletti figurano molte testimonianze di questo reciproco affetto e soprattutto della sollecitudine per Roma del suo vescovo. Come la seguente: “Pochi sanno che l’attenzione di Paolo VI si era addossata personalmente – e senza impegno per i suoi successori – l’onere di cinquecento milioni annui destinati al servizio religioso della periferia con luoghi provvisori di culto, e all’incremento delle nuove chiese. Di questa somma ben cento quaranta milioni annui sono spesi per l’affitto di negozi, scantinati, locali vari, abitazioni provvisorie delle nuove, e anche anziane, parrocchie della nuova Roma”. E il porporato conclude ricordando una confidenza che Paolo VI spesso gli ripeteva: “Sappia che ogni sera, prima di chiudere la giornata, noi benediciamo questa nostra città”.

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Categorie: Articoli, Storia dei Papi | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “In ricordo di Paolo VI. Il Papa che aprì le porte della Chiesa al “nuovo”.

  1. silviavescesandrini

    il pontefice del silenzio si potrebbe definire PAOLO VI, per quella sua caratteristica caratteriale di timidezza ma nello stesso tempo di generosità e di grande apertura verso il mondo, verso tutti gli altri uomini dando la possibilità dell’ascolto e del dialogo, un momento deciso per la Chiesa e per le altre religioni, orizzonti nuovi da guardare rivolti alla parola divina e alla sua interpretazione

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