Soldi, Sesso e Segreti al tempo del Duce…

 

imageIl nuovo ciclo della Grande Storia si apre con un originale, esclusivo ritratto del Ventennio. Un’inedita storia del regime, declinata in tre parole chiave: Soldi, Sesso, Segreti.

Per anni si è aggirato tra gli italiani un luogo comune: il Fascismo era, sì, una dittatura, che aveva strappato con violenza la libertà agli italiani, aveva eliminato ogni opposizione e dissenso, ogni libertà di stampa e partito politico, ma, almeno – è questo il luogo comune – i fascisti non rubavano, non erano corrotti, non corrompevano, non favorivano, non piegavano lo Stato ai propri interessi. Così non era.
Il film-documento della Grande Storia, con l’aiuto di documenti rintracciati presso L’Archivio di Stato, racconta ora truffe e speculazioni, arricchimenti improvvisi e profitti illeciti, malversazioni, scandali, carriere strepitose e inspiegabili, insomma: i panni sporchi del Regime. Un continuo malaffare sotto gli occhi di Mussolini che copre e tollera, da un lato per compensare chi ha creduto in lui e lo ha aiutato nel momento dell’ascesa, dall’altro per tenerlo in pugno con l’arma del ricatto.

Non solo soldi, ma anche sesso come strumento di controllo e di potere: dal talamo nuziale all’alcova del bordello, ovunque l’orecchio dell’Ovra è in ascolto. Dossier, lettere, minacce, accuse vere e false di oscenità, inganni, arresti, frodi, ricatti e l’accusa di omosessualità come arma politica. Proprio con questa accusa vengono brutalmente emarginati i due onesti moralizzatori e segretari del Partito Nazionale Fascista Augusto Turati e Giovanni Giuriati. Un dossier con l’accusa di pederastia sarebbe stato preparato anche contro il principe Umberto, per impedire la successione al padre sul trono d’Italia. Il film-documento prosegue con la vita privata di Mussolini: due mogli e le altre, sessanta relazioni “certificate” e molte altre clandestine. Il racconto continua con i figli del Duce, veri o presunti, legittimi o illegittimi, riconosciuti o abbandonati. I figli lasciati morire. Soldi e Sesso, ma anche Segreti, di rapporti con le logge massoniche. E dal legame con la massoneria agli occulti finanziamenti della Francia. Dalla frode a danno di D’Annunzio agli accordi con gli industriali, dalle leggi ad personam, ai conflitti d’interesse, alla promessa di nuove guerre, per nuove armi e nuovi lucrosi affari. Fino al colpo di scena finale, l’ultimo segreto, solo da poco svelato: nel 1942 Mussolini fa accreditare su un conto dello Ior, la banca del Vaticano, ben tre milioni di dollari, circa 61 milioni di euro, con l’ordine di trasferirli negli Stati Uniti. Ma nel 1942 l’America è già una nazione nemica. A cosa dovevano servire quei soldi? È l’ammissione che il duce vedeva la sconfitta vicina? È quasi un’assicurazione sulla vita dopo la disfatta? O c’erano altri scopi a noi sconosciuti? La Storia dovrà ancora indagare in cerca di risposte.

È ormai acclarato che Mussolini era una sorta di donnaiolo seriale con un appetito insaziabile del sesso.

imageA quanto pare sembra che esercitasse un fascino irresistibile sulle donne, come testimonia con dovizia di particolari un voluminoso memoriale, finito subito dopo il conflitto nelle mani dei servizi segreti americani dell’Office of Strategic Services, custodito per oltre mezzo secolo negli Archivi nazionali degli Stati Uniti presso College Park (registro 226, serie 108A, busta 266) del Maryland, rinvenuto per caso nel 2004 dal ricercatore Mario José Cereghino. Questo memoriale è stato scritto da Ercole Boratto – deceduto nel 1970 all’età di 84 anni – all’epoca dei fatti qui narrati autista personale del duce, dal giorno in cui prese il potere nell’ottobre del 1922 fino a quando fu deposto nel luglio del 1943.

Ben presto mi accorsi che Mussolini era giunto al potere portandosi dentro il cuore, oltre alle preoccupazioni (se così dobbiamo chiamarle) di un popolo intero da governare, anche quelle di una quantità di donne da amare e da soddisfare. Forse per lui il primo desiderio d’appagare appena fuori dalle mura ministeriali, era quello di incontrarsi con una sua amante e di compiere il suo dovere extraprofessionale. [...] Dopo qualche anno la Sarfatti si trasferì a Roma e d’allora cessarono i nostri viaggi a Milano.
Anche nella capitale le visite a questa donna erano frequenti, ma qui molti particolari non potevo saperli perché alla cameriera era quasi impossibile venire da me. Ogni tanto, la sera, Mussolini andava a prendere la S. a casa e si recavano insieme a cena alla Casina Valadier o a fare qualche passeggiata in auto per le vie di Roma [...] Ricordo inoltre come il Duce entrasse nella casa della S. dalla scala di servizio e più volte ebbi occasione d’osservare che mentre lui saliva, dallo scalone principale ne
scendeva precipitosamente Turati, allora Segretario del Partito. In seno al governo si prendevano anche dei provvedimenti di carattere amministrativo per poter andare incontro finanziariamente a qualche troppo cara conoscenza del Presidente. Citerò ad esempio una bella e prosperosa vedova di un caduto della grande guerra che, elargendo le sue grazie, riuscì a farsi assegnare una pensione privilegiata decisa niente meno che dal Gran Consiglio Fascista.

Con le sorelle Petacci

Nel dicembre del 1932 cominciarono le frequenti gite del Duce al Terminillo [...] Nei primi tempi sopra al monte non vi era che l’albergo “Savoia” e fu qui che per la prima volta vidi la Petacci [...] La Petacci e la sorella Miriam di solito prendevano alloggio all’albergo delle Nazioni in Rieti, venivano su al mattino verso le 10, si univano al Duce e trascorrevano la giornata insieme facendo colazione sulla neve. Alla sera, se il Duce pernottava all’albergo, Claretta rimaneva nell’appartamento presidenziale. Nelle serate che quest’ultima si sentiva indisposta, era la Miriam che sgattaiolava nelle ore notturne nella camera di Mussolini
e, come mi riferiva la proprietaria dell’albergo, ne usciva al mattino prima dell’alba sostituendo così la sorella nelle cure amorose al Duce.

Da questo documento emerge il ritratto senza censure di un uomo volitivo e vanitoso. Non sempre forte come amava apparire. E soprattutto dominato da una incontrollabile passione: le donne.

Le avventure sbrigative del Duce furonoimage davvero numerose: si dice che avesse molte amanti e almeno 11 figli, al punto che anche Arrigo Petacco fa rilevare che: «Nella sua agenda, fra le 11 e le 11.30, c’era sempre un nome di donna».
«Sbrigativo, rapace e disattento»: così Claretta Petacci descrisse Mussolini nell’intimità, aggiungendo, per renderne meglio l’idea, che «non si toglieva neanche gli stivali». E lei non era che l’ultima delle sue numerose amanti. Nulla di strano, dunque, che all’ingordigia sessuale dell’uomo corrisponda nelle ricostruzioni dei biografi una legione di figli, tra ufficiali e non, oltre a una galleria di possibili rampolli, fantasiosi o sedicenti, comunque discendenti da cotanto genitore.

imageAnche limitandosi ai figli ufficiali, sommati a quelli naturali, si tocca la non indifferente cifra di undici.
«Cominciamo naturalmente con i cinque avuti da donna Rachele - riassume Petacco -, anche se proprio fra questi la primogenita Edda, molto diversa dalle personalità degli altri, venne attribuita sottovoce alla socialista russa
Angelika Isaakovna Balabanova, che lo vezzeggiava nell’intimità col nomignolo Benitoshka. Gli altri, Vittorio e Bruno, Romano e Anna Maria, rientrano invece nell’album di famiglia documentato». Ma al di fuori di questo, si trova di tutto: cominciando dalla imagebionda e robusta Gigia Nigris, che lui conobbe in Carnia nel 1907, quando era socialista, e che gli diede il piccolo Candido. Due anni più tardi, nel 1909, quando Mussolini si trovava con Cesare Battisti nel Trentino asburgico, lasciò traccia di sé presso Fernanda Oss Facchinelli, e il bambino che ne nacque visse pochi mesi. Ben più tragico e angoscioso, quasi da «attrazione fatale», l’amore per
imageun’altra trentina, Ida Dalser, come abbiamo visto, che lo seguì innamoratissima a Milano, gli diede Benito Albino, soffrì a lungo prima di morire in manicomio (anche il figlio subì la stessa tragica sorte). Poi, in successione, Petacco ricorda: la signora della buona società milanese Angela Curti Cucciati, che gli diede la figlia Elena (quest’ ultima, ausiliaria a Salò, si trovava nella stessa autoblindo di Mussolini quando fu arrestato a Dongo); e ancora, in una trattoria marchigiana del Passo del Furlo, ci fu una cameriera che partorì l’undicesimo discendente. Com’è noto, l’elenco delle conquiste femminile del dittatore è sterminato.

Bastava che le ex si presentassero imploranti a Palazzo Venezia, e per quasi tutte c’era una sinecura, una somma mensile, una consolazione. Magari in cambio di un rapporto consumato sui due piedi (anzi, sui due stivali, che il Duce non si levava), o in ginocchio, o addirittura sul tappeto. Alla faccia della moglie Rachele e di Claretta, che era gelosissima.

Se poi c’erano in ballo figli illegittimi, Benito si trasformava addirittura in papà amorevole: alla madre arrivavano come alimenti ben più delle famose «mille lire al mese», cioè quelle che nell’omonima canzone del 1939 erano lo stipendio sognato dagli italiani. Insomma, più che playboy crudele o inesausto vitellone romagnolo, il «Duce che seduce» era vittima delle donne che possedeva.

E loro non si facevano scrupolo nello «spolparlo». «Quella donna è una spugna, credo che spenda tutto dalla sarta. Esagera: le ho dato ventimila per tre mesi, e lei ne voleva mille in più. Che miseria. Quella scena mi ha disgustato».

Così Mussolini si lamenta con Claretta il 30 ottobre 1938. Ce l’ha con Romilda Ruspi, ex favorita che gli ha dato un figlio, con la quale tradisce Claretta. Il 55enne Benito in quel periodo è completamente succube della Petacci, che allora ha meno della metà dei suoi anni: 26. L’amante più famosa nella storia d’Italia abita in famiglia a Roma proprio accanto a Villa Torlonia, sulla via Nomentana, dove il dittatore vive con la possessiva moglie e i figli più giovani.

Il problema è che il Duce in quegli anni è costretto a telefonare almeno una dozzina di volte al giorno a Claretta. La quale lo sospetta (e a ragione) di incontrare altre amanti a Palazzo Venezia e perfino a Villa Torlonia. Lì, infatti, in una dépendance nel grande parco, alloggia assieme alla sorella (impiegata del principe Torlonia) la bellissima Romilda. Che è amante del Duce fin dalla fine degli anni Venti, quando Benito si trasferisce nella villa da via Rasella. E nel 1929 ha avuto un figlio da lui, Massimo. Cosicché anche di sera, tornato a casa, gli tocca chiamare ogni mezz’ora Claretta per tranquillizzarla. Paradossalmente, la Petacci è più serena se Benito è nel suo ufficio di Palazzo Venezia, lontano dalla Ruspi.

Com’è noto, l’elenco delle conquiste femminile del dittatore è sterminato. «Quando abitavo in via Rasella ero un chiavatore», si vanta lui stesso il 12 maggio 1938 con Claretta, la quale annota scrupolosamente queste  espressioni non proprio in dolce stil novo nel suo diario.

imageLa governante Cesira Carocci (Gubbio, 1884-1963) è l’unica donna, a parte la moglie Rachele, che abbia vissuto in casa di Mussolini, dal 1923 al 1934. Al contrario di altri collaboratori – dal commesso Navarra all’autista Boratto non ha mai rivelato segreti, né lasciato memoriali. Tra le “donne del duce” è forse la più misteriosa. Grazie a meticolose ricerche per la prima volta ne viene svelato il volto e chiarito il ruolo.Raccomandata da Margherita Sarfatti, ribattezzata da D’Annunzio “Suor Salutevole”. Confidente, infermiera, “segretaria”, entrò in conflitto con donna Rachele. La moglie del duce riteneva che ne coprisse i tradimenti e che lei stessa fosse una delle tante amanti. Nonostante la simpatia della sorella del duce, Edvige – provata da una lettera privata inedita – alla fine fu licenziata.

“TRE DONNE PER SERA”

imageQuand’era ancora socialista, a Milano, l’anarchica Leda Rafanelli (1880-1971) prima di cedere alle sue lusinghe erotichei lo fece penare parecchio. Mussolini era già sposato con Rachele e probabilmente anche con Ida Dalser (1880-1937). La più bella fu Angela Cucciati, e il fatto che fosse sposata col capetto fascista milanese Bruno Curti non fu un ostacolo: da lei Benito ebbe una figlia, Elena, che nacque nel 1922.

“CORNELIA TANZI, FRIGIDA”
Mussolini mantenne la Cucciati e la figlia Elena dopo il naufragio del matrimonio della donna. La quale ogni tanto andava personalmente da Milano a Roma a ritirare l’«assegno di mantenimento». Gli incontri intimi col Duce si esaurirono solo con l’apparire della stella di Claretta, verso il 1936. Ma la figlia Elena Curti era con Mussolini a Dongo nel 1945, quando venne arrestato. E Claretta era gelosa anche di lei.
Ma questo Duce volgare e animalesco si trasforma a volte in padre amorevole verso i propri figli segreti. Come con Duilio e Adua, che Mussolini dice di avere avuto da Alice De Fonseca Pallottelli. Lei il 16 luglio 1938 gli scrive che i bimbi sono ammalati e lui le telefona. La Pallottelli gli dice: «Duilio ha avuto una forte dissenteria, credevo di perderlo. Ha vomitato tutta la notte. Vorrei portarlo al mare a Pesaro». Mussolini le chiede se ha bisogno di soldi. E lei: «No, per ora ce la faccio».

image‘La Grande Storia’ mostra per la prima volta in tv i volti sconosciuti di due di queste donne:  la giornalista di “Le Matin”, Madeleine Laferrière-Coraboeuf, alias Magda Fontanges e la famosissima pianista Magda Brard due documenti filmati scoperti dall’autore negli archivi francesi Gaumont/Pathé. La figlia di quest’ultima, Vanna Borgo, la secondogenita sembra che sia nata dalla relazione che ebbe col Duce. Ad avvalorare questa ipotesi ci pensò il primo marito della pianista, il piemontese Michele Borgo, che ne ha sempre disconosciuto la paternità. I due si conobbero alla fine degli anni Venti e si frequentarono sino all’inizio degli anni Trenta. Benito Mussolini non aveva affatto l’aspetto di quello che in gergo comunemente si usa definire un “Casanova”. Era infatti piuttosto basso di statura e tarchiato, calvo, soffriva terribilmente di costipazione/stipsi e, a detta di tutti, era piuttosto trasandato per ciò che riguardava l’igiene personale.
Mentre noi abbiamo sempre saputo che possedeva un certo ‘je ne sais quoi’, la cifra esatta della sua stravagante e selvaggia vita sessuale è rimasto tranquillamente sotto silenzio.
Si calcola, infatti, che il duce del fascismo abbia avuto regolarmente nel corso della sua vita ben 14 amanti e, all’epoca, menava vanto – pavoneggiandosi – di portarsi a letto quattro donne nella stessa serata.

«Avevo quattordici donne – confida spavaldamente a Claretta Petacci che lo annota meticolosamente nel suo diario –, il pensiero di essere di una sola mi era inconcepibile. C’è stato un periodo che ne prendevo tre-quattro per sera, una dopo l’altra. Una volta alle otto la Rismondo, alle nove la Sarfatti, alle dieci la Magda [Magda Brard Borgo (1903-'98), pianista bretone, ndr], e poi all’una una brasilera terribile. Questo ti dà l’idea della mia sessualità».

I diari scritti dalla Petacci, serbati per decenni sotto chiave, rivelano questo lato rimasto finora alquanto in chiaroscuro del duce.  Le eloquenti confidenze del Duce, trascritte dalla sua amante sono state pubblicate qualche anno fa nel volume scritto da Mauro Suttora dal titolo: “Mussolini segreto” (Rizzoli, pp. 521, € 21), nel quale l’autore ha raccolto una sintesi degli scritti di Claretta dal 1932 al 1938, resi finalmente pubblici dall’Archivio centrale dello Stato dopo che sono trascorsi i fatidici 70 anni per la consultazione.

Il libro fornisce “una cronaca intima, minuto per minuto, della vita quotidiana del fondatore del fascismo”, proprio perché Claretta non ha risparmiato alcun particolare della loro vita sessuale: arrossisce e ogni gemito, lamento e pantalone della loro vita sessuale è incluso.
Benito Mussolini
Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini
Gli amanti: Mussolini e Claretta Petacci furono insieme per nove anni e sono stati uccisi mentre cercavano di fuggire Italia nel 1945


Sento che tutti i suoi nervi sono tesi e pronti a primavera, – scrive Claretta –  Lo tengo stretto. Io lo bacio e facciamo l’amore con tanta furia che le sue urla sembrano come quelle di una bestia ferita. Poi, esausto, cade sul letto.

Poi, però, il 19 febbraio 1939 annota con malcelato disincanto:

È stanco e fiacco, facciamo l’amore senza eccessivo entusiasmo. Mi dice che partirà domani mattina alle 11 con la moglie [per il Terminillo].

Ad ogni modo la loro fu certamente una relazione appassionata, come sottolinea la stessa Petacci allorché ad un certo punto scrive senza alcun pudore:

Abbiamo fatto l’amore con una forza tale che egli po’ la mia spalla così forte i denti lasciato un segno, ‘scrive.
‘E’ mortificato, si siede sul letto cercando un po ‘pallido e ansante: “Il mio amore, che cosa ho fatto a te, guarda che segnano Uno di questi giorni farò strappare una spalla fuori.

L’ardore di Mussolini verso Claretta si evince chiaramente da quanto egli stesso le confessa il 5 gennaio 1938:

Lo sai amore, ieri sera a teatro ti ho spogliata per tre volte almeno. Quando mi sono alzato i piedi dietro a mia moglie sentivo di prenderti. Avevo un folle desiderio di te. Mi dicevo: Il suo piccolo corpo, la sua carne di cui sono folle, domani sarà ancora mia.

E ancora il 1° febbraio successivo:

Sono preso dalla tua carne, sono ormai schiavo della tua carne. Tremo nel dirlo, ho la febbre del tuo corpicino delizioso che voglio baciare tutto. E tu devi adorare il mio corpo, il tuo gigante. Ho voglia di te come un pazzo, farò di te la mia gioia. Ora sento il tuo corpo, mi amalgamo con la tua carne, e la mia non si desta che alla tua.

Claretta aveva ragione di essere preoccupata. Mussolini proprio per la sua indole non sarebbe mai potuto essere fedele – non lo era stato con sua moglie Rachele, che aveva sposato quando aveva 31 anni, e a maggior ragione non poteva esserlo con la sua amante. Del resto fin da quando aveva perso la verginità a 17 anni con una prostituta era ossessionato dal sesso.
Non deve essere stato facile per Claretta accettare, ob torto collo, queste sue frenesie e tradimenti.
Al culmine del suo potere, gli giungevano migliaia di lettere quotidianamente dal “gentil sesso” che bramavano trascorrere almeno una notte d’amore con il Duce del fascismo. Addirittura un’insegnante piemontese gli scrisse che desiderava essere deflorata da lui la sua prima notte di nozze, mostrando evidentemente una cera nostalgia dell’antica consuetudine feudale dello Ius primae noctis.
Dopo una meticolosa verifica sul loro passato da parte dei suoi gendarmi, i dati delle nuove aspiranti amanti venivano trasmessi al Duce che doveva scegliere quelle che attiravano la sua attenzione – in generale, le donne più anziane con seni prosperosi e fianchi potenti – dopodiché venivano convocate nell’alcova di Palazzo Venezia.
Questi appuntamenti per così dire “amorosi” di solito avvenivano nel pomeriggio, e l’amplesso si consumava fugacemente vicino al finestrino, sul tappeto o contro un muro, e – secondo la testimonianza di una sua ex amante – si concludevano rapidamente senza tante cerimonie, né tantomeno sorseggiando un caffè o un buon bicchiere di liquore.
Nel frattempo, Claretta lo aspettava ansiosamente nel suo appartamento, ascoltando Chopin e mangiando dolci.
imageSecondo un suo attendente, dal momento in cui si trasferì a Palazzo Venezia nel settembre del 1929 fino al crollo del regime nel luglio 1943, Mussolini intratteneva rapporti sessuali con diverse donne quasi ogni giorno.
Quindi c’era la scrittrice Cornelia Tanzi che gli inviava una lettera al giorno. Tuttavia anche a lei toccò la stessa sorte: fu eclissata da Claretta e in seguito strinse un sodalizio amoroso – tra gli altri – con il poeta romano Trilussa. Mussolini la descrive così alla Petacci, il 19 febbraio 1938: 

Ha gambe lunghe, è esile, sottile, alta, bruna. Ma frigida, fredda fino all’inverosimile. Figurati che non ha mai sentito nulla neanche con me. Veniva lì, si spogliava, faceva cadere la camicia, si vedevano queste due gambe lunghe, si metteva lì e via, senza scomporsi. Sempre indifferente, si rivestiva e andava via. Tutto in meno di mezz’ora.
Ti dico la verità: l’ultima volta per me è stata una cosa laboriosa e faticosa, perché non mi andava. Poi, non so, aveva un profumo quel giorno, un odorino disgustoso… Scusa, ma sai come sono sensibile a queste cose. No, non l’ho mai amata e sentivo di essere un miserabile, non dovevo farlo.
Non so nemmeno io perché, sono un animale. Ho pensato: “Chissà se adesso che ha l’amico sarà meno frigida e mi riuscirà di farla scuotere”. Niente, è stata più fredda di sempre, più indifferente, ed io più di lei. Dopo ho provato disgusto. Avrei voluto bastonarla, l’avrei buttata per terra.

E poi c’è Giulia Brambilla Carminati, di cui egli ha detto:

L’ho conosciuta nel 1922 e poi non l’ho più rivista per oltre dieci anni… Non l’ho mai amata, era puramente una questione fisica.

E la bellissima Romilda Ruspi, che conobbe a Roma durante gli anni Trenta che gli diede un maschio dal nome rimasto ignoto. Di lei diceva che:

È stata una puramente fisico, l’attrazione sessuale … Ogni tanto, quando ne avevo voglia, mi piacerebbe averla.
‘Ho preso altre donne davanti a lei’, ha ammesso, giurando ‘su i suoi cinque figli’ che non ha mai amata, prima di confessare settimane dopo che aveva dormito con lei.
Ma forse la storia più sorprendente riguarda Marie-José del Belgio, ultima regina d’Italia, che regnò per appena 35 giorni e, secondo il giornale londinese Indipendent, cercò di sedurlo a Castelporziano, una località balneare sul litorale romano, dove il Duce era solito recarsi per trascorrere qualche ora di relax a contatto con la natura. Nelle pagine del diario stilato da Claretta Petacci, Mussolini racconta che:

Nell’estate ’37 Maria Josè venne a trovarmi al mare nellaimage tenuta reale di Castelporziano. Era seminuda. Facemmo il bagno insieme, mi toccava la gamba col piede. Poi ci sdraiammo vicini, lei mandò via il maggiordomo e la dama di compagnia. Cosa voleva? Ma io niente, rimasi di legno. Qualunque uomo al posto mio l’avrebbe presa, io no. Lei era la principessa, io il presidente del Consiglio. Avrà pensato: “Mussolini è fesso, oppure impotente…

Infine, desta qualche legittimo sconcerto il feroce antisemitismo di Mussolini che traspare dalle pagine del diario della Petacci che, l’11 ottobre 1938, ne dà una lettura particolarmente agghiacciante:

Questi ebrei sono disgustosi, essi dovrebbero essere distrutti. Io li massacro come i turchi.
Ho isolato 70.000 arabi in Italia del Nord e colonie africane, posso facilmente contenere 50.000 ebrei. Io costruirò una piccola isola e li metterò tutti lì.

In un prossimo articolo cercherò di esaminare, con dovizia di particolari, uno degli aspetti fin qui soltanto accennati en passant; alludo al complesso fenomeno delle speculazioni, profitti illeciti, malversazioni e scandali, che prosperarono all’ombra del fascismo durante il bieco ventennio, analizzando più da vicino la vicenda che riguardò uno dei gerarchi che poi sarà uno dei cospiratori della capitolazione del Duce: Edmondo Rossoni.   

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Categorie: Gerarchi nazisti, Mussolini e il fascismo | Tag: , | 3 commenti

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3 pensieri su “Soldi, Sesso e Segreti al tempo del Duce…

  1. Antonio

    caro Sig. Preziosi questo commento sulla presunte “ruberie” dei fascisti mi sembra molto prematuro!! gli storici sono abituati a lunghe analisi incrociando fonti, date e tutto il resto… non certo a trarre queste frettolose conclusioni!
    Che i Ciano ed i Petacci si siano arricchiti è fuori di dubbio … ma spingersi a dire che anche il Duce fosse così …non credo proprio sia giusto.
    Le ruberie di questi signori non possono certo essere paragonate con quello che ci è toccato vedere negli ultimi 30 anni (almeno) di Prima Repubblica!!
    Tutti anche i nemici hanno sempre detto che il Duce non si curava dei soldi quindi aspetterei un poco a capire a cosa serviavano questi soldi dello IOR… secondo me per un futuro nuovo partito politico! Strano che li volesse mandare negli usa…

    • Gentile Signore,
      l’argomento che lei ha evidenziato meriterebbe un maggiore approfondimento considerata la mole di casi e documenti a cui far riferimento per suffragare quanto è stato messo in risalto da Enzo Cicchino nella suggestiva puntata “La Grande Storia” in onda la scorsa settimana su Rai Tre. Tuttavia, qualche piccola precisazione mi sembra a questo punto quanto mai doverosa da parte mia, considerato che mi chiama in causa. Ebbene, vorrei modestamente far osservare che fin da quando mi sono accostato per la prima volta alla storia ho sempre cercato di farlo ispirandomi a due capisaldi che, personalmente, ritengo debbano costituire la conditio sine qua non della ricerca storica: mantenersi il più possibile, per così dire, au-dessus de la mêlée lasciando che a parlare siano i documenti e non la vanità preconcetta dello storico, lasciando da parte la “partigianeria” (semanticamente parlando). Questo per dire che nei nostri giudizi non dobbiamo lasciarci influenzare troppo dalle nostre idee o dal colore politico che talvolta finiscono per prendere il sopravvento mistificando la verità dei fatti così come emerge dai documenti!
      Sarebbe davvero un pessimo servigio che renderemmo allo sviluppo della conoscenza storica che in tal modo finirebbe per avere un rapporto ancillare che, mi auguro, nessuno possa mai auspicare.
      Se ha seguito bene la puntata de “La Grande Storia”, senz’altro avrà notato che l’autore Enzo Cicchino – stimato e meticoloso autore di libri e documentari storici – ha attinto queste informazioni da una certosina ricerca tra le brume dell’Archivio Centrale dello Stato dove, per quanto mi risulta, sono custoditi documenti ufficiali e non carta straccia… Pertanto mi sembra quanto meno azzardato da parte sua stigmatizzare questa ricerca, a mio avviso egregiamente condotta, come dice del resto anche lei “incrociando fonti, date e tutto il resto”. In effetti sono proprio queste fonti che inducono l’autore a trarre queste conclusioni che, invece, secondo lei sarebbero affrettate… Le segnalo soltanto che nel frattempo sono trascorsi, ormai,
      66 anni dalla fine del fascismo! Che dice, le sembra ancora troppo prematuro per incominciare che so a delineare almeno qualche conclusione ben definita?
      E poi, mi scusi tanto, ma che senso ha dire: “Le ruberie di questi signori non possono certo essere paragonate con quello che ci è toccato vedere negli ultimi 30 anni (almeno) di Prima Repubblica!!”. Per la serie “così fan tutti”, ergo in fondo siamo tutti fatti della stessa pasta… E invece no, proprio la Storia secondo quanto recita il celebre apoftègma di ciceroniana memoria è «testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis» (Cicerone, De Oratore 2.36), dimostra in modo incontrovertibile che ai tempi del Duce furono perpretati deòitti e nefandezze tali che non possono essere derubricate sic et simpliciter in questo modo. E no, perchè non tutti siamo uguali e, soprattutto, non tutti hanno agito in modo integerrimo. Per dirla altrimenti: ci sarà pure qualche piccola differenza tra Giacomo Matteotti e i suoi carnefici, guarda caso, istigati dalle parole pronunciate proprio da Mussolini all’indomani del celebre discorso alla Camera dell’esponente socialista del 30 maggio 1924, allorchè confidò al suo capo ufficio stampa, Cesare Rossi, «Che cosa fa la Ceka? Che fa Dumini? Quell’uomo dopo quel discorso non dovrebbe più circolare». E che dire, ad esempio, dell’indebito arricchimento di vari gerarchi a discapito dell’erario pubblico, come ad esempio il famigerato ras di Cremona Roberto Farinacci, uno dei protagonisti più discussi del ventennio fascista? Dai documenti, infatti, risulta esplicitamente che utilizzò la carica politica che gli fu affidata disinvoltamente a fini di potere e arricchimento personale. Farinacci, dunque, non è soltanto il ritratto a tutto tondo di un personaggio che riassunse in sé i tanti difetti e le poche virtù della classe dirigente in camicia nera, ma anche, e forse soprattutto, uno spaccato emblematico dell’ltalietta del Regime, delle sue grottesche ambizioni, dei suoi discutibilissimi costumi e del suo apocalittico dissolvimento nell’inferno della Seconda Guerra Mondiale (cfr. anche al riguardo Sergio Vicini e Paolo A. Dossena, “Lupo vigliacco. Vita di Roberto Farinacci”, Hobby & Work Publishing 2006). Un altro esempio emblematico di quando andiamo dicendo, anche se con le docute proporzioni, si riscontra anche nello stesso ex leader del sindacalismo fascista prima e Ministro dell’Agricoltura e Foreste poi a partire dal marzo del 1935; Edmondo Rossoni di cui, come accennato, mi occuperò più diffusamente in un prossimo articolo ad hoc.

  2. Paolo

    In merito alla Pallottelli, credo ci sia un errore. I figli della donna erano Virgilio e Duilio e, se non sbaglio, nessuna figlia di nome Adua. Sicuramente su Virgilio, che fu con Mussolini era nella colonna che andava in Valtellina, girava la voce che fosse figlio del duce. Tanto che ne scherzò anche con Elena Curti, lei sembrerebbe sì frutto di quegli “volitiv” lombi.

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